Il messaggio sul display del telefono di Marco era breve e brutale: « So che siete alla banca centrale. Se non tornate immediatamente a casa e ritirate ogni pretesa sui documenti, la polizia e i servizi sociali si presenteranno a scuola per prendere Valerio e affidarlo a una struttura protetta per incapacità dei tutori. »
Il mittente non era firmato, ma lo stile e la spietatezza erano inconfondibilmente quelli dell'avvocato Moretti in combutta con Lisa.
Valerio, che aveva letto le parole sullo schermo insieme a noi, impallidì di colpo e mi strinse la mano con tanta forza che le sue piccole dita tremavano. « Nonna... non voglio andare in un istituto. Voglio stare con te. »
« Non andrai da nessuna parte, amore mio » dissi, accarezzandogli la testa con decisione, mentre la rabbia scacciava ogni residuo di paura. « Questa gente ha bluffato finora perché credeva che io fossi ancora debole o incapace di intendere e di volere. Adesso le regole del gioco sono cambiate. »
Il direttore della banca intervenne tempestivamente, afferrando il telefono della scrivania. « Non fatevi intimidire da queste minacce da quattro soldi. Con questi documenti originali in mano, qualsiasi giudice ordinario emetterà un mandato d'arresto preventivo per tentata estorsione e falso in atto pubblico prima che possano muovere un dito contro il bambino. »
« Direttore, ha ragione » disse Marco, rimettendosi il berretto in testa con aria risoluta. « Ma dobbiamo giocare d'anticipo. Se torniamo a casa ora, rischiamo di trovarli ad attenderci con la polizia corrotta o con qualche ordine d'emergenza ottenuto illegalmente. Dobbiamo andare direttamente alla questura centrale con questi documenti. »
Decidemmo di seguire il consiglio di Marco. Lasciammo la banca scortati temporaneamente da un funzionario di sicurezza della filiale fino al furgone, e ci dirigemmo verso gli uffici della polizia giudiziaria nel centro della città.
Il tragitto fu un crescendo di tensione silenziosa. Valerio sedeva sul sedile posteriore, tenendo stretta la cartellina con i documenti originali come se fosse il tesoro più prezioso del mondo. Io guardavo fuori dal finestrino, ripensando a undici giorni prima, a quel terribile impatto sulla tangenziale e a quel risveglio che si era rivelato l'inizio di un incubo lucido.
Quando arrivammo davanti all'imponente portone della questura, il cielo si era fatto plumbeo, minacciando un temporale estivo che gravava pesante sull'asfalto. Scesi dal furgone con l'aiuto di Marco, sentendo che le mie forze stavano lentamente tornando grazie all'adrenalina che mi scorreva nelle vene.
Entrammo nella sala d'attesa degli uffici investigativi, dove fummo accolti da un maresciallo anziano dai modi sbrigativi ma professionali.
« Dica pure, signora... in cosa posso aiutarla a quest'ora del mattino? » chiese il maresciallo, sistemandosi gli occhiali da vista mentre poggiava la penna sul registro.
« Sono venuta a denunciare un tentato omicidio premeditato, una falsificazione di atti notarili e un'estorsione ai danni di mio nipote minore » dissi con voce ferma e chiara, posizionando la cartellina con i documenti originali direttamente sul bancone.
Il maresciallo sollevò lo sguardo, scrutando prima me, poi il bambino, e infine Marco. L'espressione di scetticismo iniziale svanì rapidamente quando aprì la prima pagina del testamento e del rapporto confidenziale della banca.
« Questa è una faccenda molto seria, signora Elena » mormorò il maresciallo, sollevando la cornetta del telefono interno. « Faccia salire immediatamente il capitano della squadra mobile. Qui c'è materiale sufficiente per spiccare mandati di perquisizione immediata. »






