Il Segreto della Poltrona
News Story

Il Segreto della Poltrona

179 visualizzazioni

La figura che varcł la soglia non era Lisa, né un medico del reparto. Era Marco, il vecchio meccanico di fiducia che aveva curato l'auto della nostra famiglia per oltre vent'anni, un uomo dai capelli grigi e dalle mani perennemente macchiate di grasso che conosceva ogni bullone dei nostri veicoli meglio di chiunque altro.

Marco si guardò intorno con circospezione, richiudendo la porta con estrema delicatezza prima di avvicinarsi al letto.

« Signora Elena... grazie al cielo è sveglia » mormorò Marco, togliendosi il berretto di lana e stringendolo tra le mani callose. « Ho saputo dell'incidente e non ho mai creduto alla storia del colpo di sonno. Quell'auto la conosco come le mie tasche: qualcuno aveva svuotato parzialmente il liquido dei freni con una precisione chirurgica. »

Lo guardai con sollievo misto a stupore. « Marco... tu sei l'unica persona che può aiutarci a dimostrare la verità. I periti della polizia hanno confermato i tuoi sospetti? »

« Hanno sequestrato i resti dell'impianto frenante, ma qualcuno negli uffici sta cercando di insabbiare la perizia » rispose Marco con un tono grave. « L'avvocato Moretti ha molti contatti in comune con il perito incaricato del caso. Se non agiamo in fretta, faranno sparire il rapporto ufficiale prima che lei possa uscire di qui. »

Valerio si alzò dalla poltrona e si avvicinò a Marco, tirandogli la giacca. « Marco, ho trovato la chiave di una cassetta di sicurezza nel cappotto di zia Lisa. C'è scritto Depuratore 412... no, Deposito 412! Pensi che lì dentro ci siano le prove di quello che stanno facendo? »

Il meccanico sgranò gli occhi, fissando la piccola chiave che il bambino teneva palmo aperto. « Caspita, Valerio... quella chiave appartiene alla banca centrale del quartiere vecchio. Era di suo marito, signora Elena. Si diceva che lì dentro custodisse i documenti originali della proprietà e le vere disposizioni testamentarie prima che Lisa mettesse le mani sugli affari di famiglia. »

Il piano di Lisa si stava sgretolando pezzo dopo pezzo, ma la finestra temporale per agire era estremamente ridotta. Se l'avvocato Moretti e mia figlia si fossero accorti che la chiave era sparita dalla tasca del cappotto, avrebbero cambiato immediatamente serratura o denunciato lo smarrimento, rendendo ogni tentativo inutile.

« Marco, devi portarmi fuori di qui il prima possibile » dissi, cercando di liberarmi dalle coperte, nonostante il dolore al petto mi ricordasse che il mio corpo non era ancora guarito del tutto. « Non posso aspettare i tempi burocratici della clinica. Domani mattina firmo le dimissioni volontarie a mio rischio e pericolo. »

« Non sarà facile, signora Elena » avvertì Marco, scuotendo la testa con preoccupazione. « Lisa ha dato istruzioni rigide al personale amministrativo: nessuno può dimetterla senza la sua autorizzazione scritta, a meno che non ci sia un ordine firmato da un magistrato o da un medico di assoluta fiducia. »

Sorrisi debolmente, guardando il primario che era rimasto sulla porta ad ascoltare tutta la conversazione. « Per fortuna il dottor Rossi è un uomo d'onore che non ha paura delle minacce di un avvocato corrotto. »

Il primario annuì lentamente, incrociando le braccia. « Vi aiuterò io con le carte per le dimissioni protette. Ma dovrete agire con estrema rapidità: se Lisa scopre il nostro piano prima che voi apriate quella cassetta di sicurezza, non esiterà a fare un altro tentativo per fermarci. »