Il Segreto della Poltrona
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Il Segreto della Poltrona

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L'avvocato Moretti si fermò a pochi passi dal letto, sistemandosi la cravatta con un gesto nervoso. Diede una rapida occhiata a Valerio, che si era subito rannicchiato contro lo schienale della poltrona, stringendo il taccuino blu come uno scudo.

« Signora Elena... che meraviglia vederla sveglia » esordì Moretti, con una voce che cercava di sembrare calorosa ma suonava vuota e metallica. « La notizia del suo risveglio ha fatto felici tutti noi, in particolare sua figlia Lisa, che in questi undici giorni non ha fatto altro che preoccuparsi per la sua salute e per la gestione del patrimonio di famiglia. »

Fissai l'avvocato senza dire una sola parola. Lasciai che il silenzio si protraesse per qualche secondo, osservando come il suo sorriso formale iniziasse a incrinarsi sotto il peso del mio sguardo fisso.

« Avvocato Moretti » dissi infine, con voce ferma, nonostante la gola mi bruciasse. « Strano vederla qui di persona. Di solito le sue visite si limitano allo studio legale, a meno che non ci siano documenti urgenti da firmare... magari in circostanze insolite. »

Moretti deglutì visibilmente, distogliendo lo sguardo per un istante per fissare la cartella clinica appesa in fondo al letto. « Ma certo, signora. La burocrazia non si ferma mai, soprattutto quando si tratta di proteggere il patrimonio di un minore... mi riferisco ovviamente a Valerio, e alla necessità di mettere in sicurezza i beni immobiliari in un momento così delicato della sua crescita. »

« Proteggere il patrimonio? » replicai, sollevando leggermente un sopracciglio. « O forse trasferirlo silenziosamente altrove, approfittando del fatto che mi trovavo in un letto d'ospedale tra la vita e la morte? »

La stanza parve gelarsi di colpo. Valerio trattenne il fiato. L'avvocato fece un passo indietro, irrigidendosi. Aveva capito che la maschera era caduta, che sapevo molto più di quanto lui e Lisa avessero calcolato.

« Signora Elena, fare certe insinuazioni senza prove tangibili potrebbe esporla a spiacevoli conseguenze legali » disse Moretti, cambiando tono, assumendo quella fredda professionalità intimidatoria che usava in tribunale. « Sua figlia ha agito in buona fede, mossa dalla preoccupazione per il futuro di questo ragazzo. I documenti firmati riflettono semplicemente una riorganizzazione testamentaria che lei stessa aveva discusso tempo fa... o forse la memoria le gioca brutti scherzi dopo il trauma cranico? »

Quella frase fu un colpo basso, un tentativo evidente di screditare la mia lucidità mentale di fronte a un testimone e ai medici che avrebbero potuto entrare da un momento all'altro. Ma la memoria non mi tradiva affatto.

« La mia memoria funziona fin troppo bene, avvocato » dissi, sporgendomi leggermente dal cuscino nonostante il dolore al petto. « E ricordo perfettamente di non aver mai autorizzato alcuna cessione a favore di Lisa. Anzi, ricordo benissimo un vecchio testamento depositato in cassetta di sicurezza che dice esattamente il contrario. »

Moretti strinse gli occhi, perdendo ogni parvenza di cordialità. Fece per dire qualcosa, ma in quel preciso istante la porta si spalancò di nuovo. Questa volta non era Lisa. Era il primario del reparto, accompagnato da due infermieri, con un'espressione severa che non ammetteva repliche.

« Avvocato, la visita è terminata » disse il medico con tono tagliente, guardando Moretti dall'alto in basso. « La paziente ha bisogno di assoluto riposo, e non intendo permettere che visitatori non autorizzati creino turbative psicologiche in questo reparto. Vi consiglio vivamente di lasciare la stanza immediatamente. »

Moretti lanciò un'ultima occhiata di fuoco nella mia direzione, poi si voltò rapidamente e uscì senza aggiungere altro, seguito dal silenzio teso della stanza. Valerio tirò un lunghissimo sospiro di sollievo, mentre io sentivo che la vera battaglia era appena iniziata.