Era l'alba quando il corridoio del reparto di chirurgia generale era immerso in un silenzio spettrale. Le luci al neon erano smorzate, e solo il ronzio di qualche apparecchiatura medica rompeva la monotonia della notte.
Valerio teneva stretta la mia mano gelida mentre percorrevamo il corridoio laterale di servizio, quello che il dottor Rossi ci aveva indicato per evitare la hall principale dove la segretaria di Lisa e l'avvocato Moretti avrebbero potuto notarci. Indossavo un vecchio cappotto che Marco aveva portato di contrabbando dalla mia casa, e un paio di occhiali da sole per nascondere il pallore del mio viso.
« Stai attenta, nonna, appoggiati a me » sussurrò il bambino, facendo attenzione a non far rumore con le suole delle sue scarpe da ginnastica sul pavimento di linoleum.
All'esterno, parcheggiato nell'area di carico riservata alle ambulanze, c'era il vecchio furgone scuro di Marco con il motore già acceso e la portiera aperta. L'aria fresca del mattino mi colpì il viso come una scossa elettrica, ricordandomi che ero viva, che la mia battaglia non era ancora perduta e che dovevo proteggere l'unico affetto sincero che mi era rimasto in questo mondo.
Salimmo a bordo in fretta. Marco ingranò la marcia senza accendere i fari fino a quando non fummo fuori dal perimetro della clinica privata.
« Dove andiamo prima, signora Elena? Direttamente in banca o a casa? » chiese Marco, guardandomi dallo specchietto retrovisore con un'espressione tesa.
« Alla banca del quartiere vecchio » risposi senza esitazione, stringendo in tasca la chiave che Valerio aveva recuperato. « Se andiamo prima a casa, rischiamo di trovare Lisa ad attenderci o di far scattare qualche allarme che ha collegato al suo smartphone. Dobbiamo arrivare alla cassetta di sicurezza prima che l'avvocato Moretti si renda conto che la chiave è sparita. »
Il viaggio attraverso le strade ancora semideserte della città durò venti interminabili minuti. Ogni buca della strada sembrava un colpo diretto al mio torace convalescente, ma resistevo stringendo i denti, mentre Valerio mi teneva la mano immobile, sussurrandomi parole di incoraggiamento che mi davano la forza di andare avanti.
Quando arrivammo davanti all'imponente edificio in pietra grigia della vecchia Cassa di Risparmio, le prime luci dell'alba stavano illuminando i tetti delle case circostanti. La banca non avrebbe aperto i battenti prima di un'ora, ma Marco conosceva il direttore della filiale sin dai tempi in cui mio marito era in vita.
« Aspettate qui un attimo » disse Marco spegnendo il motore. Scese rapidamente dal furgone e si diresse verso l'ingresso laterale, dove c'era un campanello riservato al personale amministrativo.
Attesi in silenzio, guardando fuori dal finestrino. Il cuore mi batteva nel petto con una violenza inusuale. Sapevo che se avessimo fallito quel tentativo, Lisa avrebbe preso il controllo totale della nostra esistenza e non ci sarebbe stato più scampo per nessuno di noi due.






