Il Segreto della Poltrona
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Il Segreto della Poltrona

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La perquisizione all'interno della casa durò oltre due ore. Gli agenti della scientifica sequestrarono computer, documenti falsificati, timbri notarili contraffatti e una serie di promissory notes firmate a nome mio ma palesemente contraffatte dalla mano di Moretti.

Nello studio di mio marito, dove si consumavano le riunioni segrete tra Lisa e l'avvocato, furono trovati persino i preventivi e le ricevute del pagamento effettuato a un'officina compiacente per la manomissione dell'impianto frenante della mia utilitaria. Prove inequivocabili che inchiodavano entrambi senza alcuna possibilità di appello o difesa plausibile.

Valerio, che era rimasto in salotto insieme a Marco, osservava la scena dalla soglia della porta con un'espressione finalmente serena, priva di quell'ombra di terrore che aveva segnato il suo volto per mesi.

Il capitano della polizia si avvicinò a me, stringendomi la mano con rispetto. « Signora Elena, quello che avete fatto richiede un coraggio straordinario. I sospettati verranno trasferiti immediatamente in stato di fermo presso la casa circondariale in attesa dell'udienza di convalida del giudice per le indagini preliminari. »

« Vi ringrazio, capitano » risposi con un sospiro di sollievo che liberò finalmente il mio torace da un peso insopportabile. « Spero solo che la giustizia faccia il suo corso senza ulteriori ritardi. »

Mentre gli agenti ammanettavano l'avvocato Moretti e lo conducevano fuori dalla casa insieme a Lisa, mia figlia mi lanciò un'ultima occhiata carica di odio misto a disperazione.

« Hai rovinato tutto, mamma! » gridò Lisa mentre veniva spinta verso la volante della polizia parcheggiata nel vialetto. « Non avresti mai dovuto svegliarti da quel coma! »

Non risposi. Non ne valeva la pena. Il silenzio fu la mia risposta più tagliente.

Guardai la porta d'ingresso chiudersi dietro di loro, lasciando finalmente la casa libera da quella cappa di veleno e menzogne che l'aveva soffocata per troppo tempo.

Marco si avvicinò, poggiandoci una mano sulla spalla con un sorriso caloroso. « È finita, signora Elena. Adesso potete ricominciare a vivere in pace con vostro nipote. »

« Sì, Marco » dissi, voltandomi verso Valerio che mi stava correndo incontro per abbracciarmi con tutta la forza che aveva in corpo. « Adesso possiamo finalmente tornare a casa. »