Le parole di Lisa si librarono nella stanza sterile dell'ospedale con una leggerezza agghiacciante, come se stesse commentando il tempo metereologico o la lista della spesa.
« Sai, piccolo mio, la nonna non è forte come credi » sussurrò Lisa, chinandosi leggermente sopra il letto. « Ci sono molte cose che lei ha nascosto in questi anni, specialmente riguardo alla casa e ai risparmi di famiglia. Credi davvero che quella casa sia vostra? »
Sentii le unghie di Valerio stringersi leggermente contro le lenzuola. Il bambino tratteneva il respiro, immobile sulla poltrona di pelle sintetica marrone che ormai conosceva ogni scricchiolio.
Io giacevo immobile, fingendo un sonno profondo, ma dentro di me la mente correva all'impazzata. Quali risparmi? Quali segreti? La casa in cui vivevamo era sempre stata mia, acquistata con i sacrifici di una vita intera, prima ancora che mio figlio – il padre di Valerio – se ne andasse tragicamente. Perché Lisa stava insinuando simili menzogne nella mente di un bambino?
Lisa continuò, muovendo lentamente i passi nella stanza, facendo risuonare i tacchi sul pavimento lucido. « Quando lei non ci sarà più, o se le cose dovessero andare diversamente, quella casa apparterrà a me. E tu, Valerio, non avrai nessun posto dove andare. È questo che cercavo di farti capire ogni volta che cercavi di ribellarti. »
La crudeltà di quelle parole mi trafisse il petto più profondamente dei tubi chirurgici e delle ferite dell'incidente. Non era soltanto avidità; c'era una fredda determinazione nel modo in cui mia figlia cercava di spezzare lo spirito del bambino, di farlo sentire isolato, dipendente e terrorizzato.
Valerio non pianse. Non rispose con la voce alterata. Sapevo, per averlo vissuto in quei quattro anni insieme, che il silenzio di Valerio non era debolezza, ma una corazza protettiva che aveva imparato ad indossare per sopravvivere a un clima domestico ostile quando io non ero presente.
« Ora va a casa, Valerio » ordinò Lisa con tono autoritario, cambiando improvvisamente registro, tornando alla maschera della madre o della zia premurosa nel caso qualcuno avesse aperto la porta dalla corsia. « Io mi fermo qui a controllare i monitor. Non c'è bisogno che tu faccia il guardiano come un cane fedele. »
« No » rispose Valerio, con una fermezza sorprendente per la sua età. « Io resto qui. Con la nonna. »
« Non fare sciocchezze » replicò Lisa, con un sibilo tagliente. « Domani mattina devi andare a scuola, e io non ho intenzione di fare la tassista per i tuoi capricci. »
Sentii il fruscio di una giacca, il rumore metallico della borsa di Lisa che veniva ripresa, e poi i passi che si allontanavano lentamente verso il corridoio. La porta si chiuse con un clic silenzioso.
Solo allora Valerio si alzò di scatto dalla poltrona e si avvicinò al mio orecchio, tremante. « Nonna… hai sentito? » sussurrò con un filo di voce, le lacrime finalmente pronte a traboccare. « Lei vuole cacciarci via. Dice che appena ti dimettono, troverà il modo di mandarmi in un istituto e prendere tutto per sé. »
Aprii gli occhi lentamente, guardandolo dritto negli occhi. Non potevo più fingere. Presi il suo piccolo viso tra le mani, sentendo il calore della sua pelle. « Ascoltami bene, Valerio » dissi con un fil di voce roca ma risoluta. « Nessuno ci porterà via nulla. Ma adesso dobbiamo giocare d'anticipo, e ho bisogno che tu mi aiuti a scoprire che cosa sta tramando veramente tua zia. »






