Il Segreto della Poltrona
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Il Segreto della Poltrona

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Nel giro di meno di un'ora, un contingente della squadra mobile, guidato personalmente dal capitano della polizia giudiziaria, si diresse verso la nostra residenza di famiglia, accompagnato da me, da Valerio e da Marco. Avevano in mano mandati di perquisizione e ordini di comparizione urgenti per l'avvocato Moretti e per mia figlia Lisa.

Quando arrivammo davanti al cancello di casa, la BMW di Lisa era parcheggiata nel vialetto d'ingresso. Le finestre della cucina erano illuminate, segno che c'era qualcuno all'interno.

Il capitano fece cenno agli agenti di circondare l'abitazione, mentre lui, io e Valerio ci dirigemmo verso la porta principale. Marco rimase nel furgone per sicurezza, tenendo il bambino per mano fino all'ultimo momento prima di entrare.

« Nonna, ho un po' paura » sussurrò Valerio, fermandosi sul gradino del portico.

« Non temere nulla, piccolo mio » dissi, baciandogli la fronte. « La giustizia arriva sempre per chi sa aspettare con coraggio. »

Suonammo il campanello. Dopo pochi istanti, la porta si aprì di scatto. Fu Lisa ad aprirla, con una tazza di caffè in mano e un'espressione infastidita che si trasformò in un pallore cadaverico non appena vide me, viva e vegeta, in piedi sulla soglia insieme agli ufficiali di polizia in divisa.

« M-mamma?! » balbettò Lisa, facendo cadere la tazza che si frantumò in mille pezzi sul pavimento dell'ingresso. « Ma... ma tu eri in ospedale... i medici avevano detto che... »

« Che ero spacciata o incapace di intendere? » completai la frase io, facendomi avanti e varcando la soglia di casa mia a testa alta. « Mi dispiace deludere le tue aspettative, Lisa. Sono sveglia, sto benissimo, e soprattutto ricordo ogni singola cosa. »

Il capitano della polizia fece cenno agli agenti di entrare. « Signora Lisa Morelli, in qualità di ufficiali di polizia giudiziaria, dobbiamo perquisire questa abitazione in forza di un mandato per falsificazione di atti testamentari, circonvenzione d'incapace e concorso in tentato omicidio doloso. »

Dalle scale scese l'avvocato Moretti, che aveva evidentemente trascorso la notte lì per coordinare le ultime fasi del piano. Quando vide gli agenti e me in piedi nel corridoio, il suo volto perse ogni colore. Tentò di allontanarsi verso lo studio, ma due agenti lo bloccarono immediatamente, stringendogli i polsi con decisione.

« Questa è una follia! Non avete alcuna prova legale valida! » urlò Moretti, perdendo la sua solita compostezza professionale e agitando le braccia in aria.

« Abbiamo la cassetta di sicurezza numero 412, i documenti originali firmati da mio marito, il rapporto investigativo sui vostri debiti e la perizia tecnica sui freni dell'auto manomessa » dissi guardandolo negli occhi con una freddezza che non sapevo di possedere. « Credo che basti per tenervi occupati in tribunale per il resto della vostra vita. »

Lisa crollò a terra in ginocchio, coprendosi il viso con le mani e iniziando a singhiozzare non per rimorso, ma per la disperazione di aver fallito miseramente il suo piano criminale.