Il Segreto del Lago
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Il Segreto del Lago

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L'atmosfera all'interno della sontuosa villa sul lago era spettrale. Le tende di velluto pesante erano socchiuse, lasciando filtrare lame di luce polverosa che tagliavano il grande salone adornato di marmi pregiati e lampadari di cristallo di Murano.

Io, Clara e l'avvocato Moretti entrammo lentamente, tenendo le cartelline con i falsi documenti di cessione delle quote azionarie ben in vista tra le mani.

Ad attenderci nel mezzo del salone non c'era Marco, ancora rinchiuso in cella, né suo padre, bensì un uomo elegante dai capelli grigi e dallo sguardo glaciale: l'avvocato storico e consigliere occulto della famiglia Rossi, l'architetto di tutte le teste di legno e dei trasferimenti illeciti offshore.

Sorrise mostrando i denti bianchi in un'espressione tutt'altro che amichevole. «Ah, la signorina Clara e il suo degno seguito di guardie del corpo familiari. Vedo che avete fatto la scelta saggia.»

«Risparmia i discorsi di circostanza», disse Clara posando la cartellina sul pesante tavolo di noce massiccio nel centro della stanza. «I documenti sono qui firmati e vidimati secondo le vostre richieste. Ora voglio vedere le chiavi di accesso ai server di backup e la prova che la villa è libera da qualsiasi ordigno o vincolo estorsivo.»

L'avvocato occulto fece un cenno con la mano a due guardiaspalle silenziosi che spuntarono dalle porte laterali, armati di valigette diplomatiche. Uno di loro si avvicinò per raccogliere i documenti, aprendo la cartellina per verificarne l'autenticità.

«Ottimo. Sapevo che avreste dimostrato buonsenso», mormorò l'uomo sorridendo compiaciuto mentre sfogliava i fogli. «Il potere appartiene a chi sa quando è il momento di cedere per sopravvivere.»

Ma prima che potesse chiudere la cartellina, una voce metallica e amplificata risuonò all'improvviso attraverso le casse nascoste della villa, seguita dallo scatto simultaneo di decine di meccanismi di sicurezza alle finestre e alle porte.

«Il gioco è chiuso, avvocato. Siete circondati da ogni lato. Non fate movimenti azzardati o le forze speciali apriranno il fuoco!» tuonò la voce del capitano dei Carabinieri dagli altoparlanti esterni.

Il volto del consigliere dei Rossi perse ogni traccia di colore in un millisecondo. I due guardiaspalle fecero per estrarre le armi dalle giacche, ma dai lucernari del soffitto e dalle porte finestre piombarono all'interno i reparti speciali dei GIS dei Carabinieri con il volto coperto e i fucili spianati, immobilizzandoli al pavimento in un battito di ciglia.

«Questa volta non ci sono cavilli che tengano, avvocato», dissi avanzando con le mani libere e guardandolo dall'alto in basso. «La vostra organizzazione è finita per sempre.»