Nonostante la batosta giudiziaria e l'incriminazione formale del patriarca e di Marco, la rete tentacolare costruita in decenni di malaffare non svanì nel nulla da un giorno all'altro. C'erano ancora soci occulti, prestanome senza scrupoli e fondi neri nascosti nei paradisi fiscali che non erano stati completamente tracciati.
La sera stessa della nostra vittoria preliminare, mentre ci trovavamo nell'appartamento blindato messo a disposizione dalla prefettura a Trento per la nostra protezione, ricevemmo una telefonata da un numero privato.
Risposi io, tenendo il vivavoce attivo per far ascoltare anche a Moretti e Clara.
«Bel colpo in tribunale, vecchio», gracidò una voce roca e distorta elettronicamente all'altro capo della linea. «Avete vinto una battaglia legale, ma la guerra non è finita. Se domani mattina Clara non firma la rinuncia irrevocabile ai titoli azionari davanti a un notaio di nostra fiducia, la villa sul lago salterà in aria con tutto ciò che contiene... compresi i vostri preziosi ricordi d'infanzia.»
«Chi sei? Smetti di fare minacce vigliacche e presentati alla luce del sole!», urlai stringendo il ricevitore.
«Non importa chi sono io, importa quello che succedete se non fate quello che vi dico. Avete tempo fino a mezzogiorno. Poi non dite che non vi avevamo avvisato.»
La linea cadde con un bip secco.
L'avvocato Moretti scosse la testa con espressione cupa. «Questo è un ricatto disperato da parte dei fedelissimi rimasti fedeli al clan. Vogliono recuperare i titoli prima che vengano sequestrati definitivamente dallo Stato.»
Clara si alzò in piedi, con il volto determinato a costo di qualsiasi sacrificio. «Non possiamo permettere che facciano del male ad altre persone o che distruggano quel luogo. Dobbiamo chiudere questa storia una volta per tutte.»
«E come pensi di fare, amore mio?» le chiesi preoccupato.
«Li affronteremo nel loro stesso terreno. Accetteremo l'incontro, ma questa volta saremo noi a tendere la trappola», rispose Clara con una freddezza e un coraggio che mi lasciarono senza fiato.
Contattammo immediatamente il capitano dei Carabinieri che aveva guidato il blitz al molo, concordando un piano dettagliato nei minimi particolari. Avremmo finto di cedere al ricatto, fissando l'incontro di consegna dei documenti firmati proprio all'interno del salone principale della villa sul lago, lo stesso luogo in cui tutto era iniziato.
La polizia avrebbe posizionato microcamere e microfoni ambientali ovunque, circondando la tenuta con reparti speciali invisibili, pronti a intervenire al primo segnale di pericolo o di violenza.
Il giorno successivo, sotto un sole pallido che rifletteva la sua luce gelida sulle acque del lago, varcammo nuovamente il cancello in ferro battuto della villa.






