Il proiettile non colpì me.
Roberto sobbalzò all'indietro con uno sguardo d'incredulità pura dipinto sul volto. La pistola gli sfuggì di mano, cadendo sul metallo del giunto d'espansione del viadotto prima di precipitare nel vuoto sottostante, un salto di cinquanta metri verso il letto roccioso del torrente. Si portò una mano alla spalla destra, da cui un rivolo di sangue denso cominciava a inzuppare la stoffa del suo elegante cappotto scuro.
Mi voltai di scatto, sbalordita.
A venti metri da noi, immobile nella nebbia che si diradava gradualmente sotto i primi raggi del sole mattutino, c'era la silhouette di una donna. Non indossava una divisa della polizia. Indossava un lungo impermeabile grigio, e nelle mani salde impugnava una pistola d'ordinanza con una perizia professionale indiscutibile.
La donna fece tre passi avanti. La luce del faro di uno dei SUV abbandonati le illuminò il viso.
Rimasi a bocca aperta, incapace di credere ai miei occhi. La donna che aveva appena sparato a Roberto era identica a Nadia. Aveva gli stessi lineamenti, la stessa corporatura, la stessa espressione fiera. Ma non aveva ferite sul volto, e la sua postura era eretta, dominante.
Guardai a terra, a pochi metri da me. La Nadia ferita, quella che ci aveva guidato nel furgone, si stava faticosamente sollevando su un gomito, guardando la nuova arrivata con un sorriso stanco ma sollevato.
"Sei in ritardo... Elena," disse la donna ferita a terra, rivolgendosi alla nuova arrivata.
"Elena?" ripetei io, completamente disorientata, guardando prima l'una e poi l'altra. "Ma... chi siete voi?"
La donna con la pistola abbassò leggermente l'arma, mantenendo però lo sguardo fisso su Roberto che imprecava a terra tenendosi la spalla insanguinata. Poi si voltò verso di me con uno sguardo pieno di una compassione profonda.
"Mi dispiace per il disastro di questa notte, signora Sardina," disse la donna con l'impermeabile grigio. "Io sono l'Ispettore Capo Elena Vasta della Squadra Mobile di Catania. La donna che vi ha protetto sul furgone... è mia sorella gemella, Nadia Vasta, agente sotto copertura inserita da due anni nell'azienda di suo marito."
Il mondo mi girò intorno. L'intero puzzle di quella notte si ricompose improvvisamente davanti ai miei occhi con una chiarezza accecante.
"Vostra... sorella gemella?" balbettai.
"Claudio non si fidava più di nessuno," spiegò l'Ispettore Vasta senza staccare gli occhi da Roberto. "Quando ha scoperto i traffici illeciti di suo fratello, si è rivolto direttamente alla nostra sezione d'assalto criminalità organizzata. Mia sorella Nadia è stata piazzata al suo fianco come segretaria per raccogliere le prove contabili, mentre io gestivo l'inchiesta dall'esterno. La donna che le ha dato il tovagliolino sul traghetto... ero io. Dovevo assicurarmi che lei non firmasse quei documenti prima che potessimo intervenire per mettervi in salvo."
Roberto, a terra, fece una risata amara ed emise uno sputo sanguinolento. "Una trappola... una maledetta trappola fin dall'inizio."
"Non una trappola, Roberto," disse l'Ispettore Vasta con voce gelida. "Un'operazione giudiziaria perfettamente riuscita. Claudio sapeva che l'unico modo per incastrarti senza mettere in pericolo la vita di sua moglie e di sua figlia era farti uscire allo scoperto. Ha simulato la sua morte."
Quelle tre parole rimbombarono sul viadotto dell'autostrada come una bomba ad alto potenziale.
"Cosa... cosa hai detto?" la mia voce fu poco più di un sospiro. Le gambe mi cedettero del tutto e caddi di nuovo sulle ginocchia. "Claudio... ha simulato la sua morte?"
Nadia, la sorella ferita a terra, mi guardò con gli occhi lucidi. "L'incidente stradale di sei mesi fa è stato inscenato dalla Polizia di Stato con la collaborazione di tuo marito, Elena. Il corpo carbonizzato nella macchina non era quello di Claudio, ma quello di un ergastolano deceduto in ospedale la cui identità è stata protetta. Claudio è stato inserito nel programma testimoni sotto protezione per impedire che Roberto lo eliminasse davvero prima del processo."
"E dove... dov'è adesso?" chiesi con le lacrime che mi soffocavano il respiro, mentre il cuore mi batteva nel petto come un tamburo di guerra.
Prima che l'Ispettore potesse rispondere, la colonna dei veicoli della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato irruppe sul viadotto. Decine di agenti in tenuta anti-sommossa si lanciarono fuori dalle vetture con le armi spianate, circondando Roberto e i suoi uomini che vennero rapidamente ammanettati e caricati sulle volanti.
I medici del 118 si precipitarono su Nadia per prestarle i primi soccorsi, mentre una giovane agente si avvicinò a Sofia, avvolgendola in una coperta termica dorata e rassicurandola con dolcezza.
L'Ispettore Elena Vasta si avvicinò a me, mi aiutò a rialzarmi e mi consegnò un piccolo telefono satellitare criptato che aveva estratto dalla tasca interna della giacca.
"Il processo d'arresto è iniziato," disse con un tono di voce inaspettatamente dolce. "Roberto e la sua rete criminale passeranno il resto della loro vita in carcere. Il Registro N. 4 è nelle nostre mani. Ora la tua vita e quella di Sofia sono finalmente al sicuro."
Fissai il telefono satellitare nelle mie mani tremanti. Il display si illuminò con una chiamata in arrivo da un numero sconosciuto.
"Risponda, signora Sardina," disse l'Ispettore accennando un sorriso. "C'è qualcuno che aspetta di sentire la sua voce da sei lunghi mesi."
Con le dita che tremavano in modo incontrollabile, premetti il tasto verde e portai il telefono all'orecchio.
"Elena... amore mio..." disse la voce dall'altra parte del filo. Una voce calda, inconfondibile, che credevo di aver sepolto per sempre sotto la terra di un cimitero.
Ma prima che potessi pronunciare anche solo una parola, dal fondo della colonna di auto della polizia che stava scortando i detenuti verso la questura, si levò un boato tremendo. Uno dei SUV di Roberto, che era stato parcheggiato sul ciglio della strada e perquisito da due agenti, esplose in una palla di fuoco devastante, scagliando rottami metallici e fiamme in tutte le direzioni.
L'Ispettore Vasta mi spinse a terra per proteggermi dall'onda d'urto, mentre il fumo nero avvolgeva l'intero viadotto.
"Non è finita!" gridò l'Ispettore nel caos delle sirene e delle urla. "Roberto non lavorava da solo! C'è un altro uomo nell'organizzazione!"






