Il Segreto dell'Abito di Zaffiro
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Il Segreto dell'Abito di Zaffiro

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Aprii lentamente la porta di qualche centimetro, tenendo la catenella di sicurezza inserita, pronta a difendermi. Fuori nel corridoio scarsamente illuminato non c'erano uomini minacciosi in giacca e cravatta, bensì una donna anziana dai capelli candidi e dallo sguardo fiero, avvolta in un elegante cappotto di cachemire grigio che ricordava lo stile di un'altra epoca.

"Posso entrare, Elena?" chiese la donna con voce calma e autoritaria, ma stranamente familiare. "Non temere, non sono qui per farti del male. Al contrario, sono l'unica persona che può aiutarti a sferrare il colpo di grazia ai Righetti."

Abbassai la catenella e aprii del tutto la porta, riconoscendo immediatamente i tratti somatici della signora Beatrice Moretti... no, un nome diverso, una donna che avevo visto solo in vecchie fotografie sbiadite ritrovate in fondo a un cassetto: la contessa Clara Visconti, l'ex socia d'affari di mio nonno e la vera custode dei segreti industriali della vecchia azienda di famiglia prima che i Righetti la depredassero.

"Contessa Visconti..." mormorai con il fiato corto, facendola entrare nella stanza e chiudendo subito la porta alle sue spalle. "Pensavo che foste scomparsa nel 1994, all'epoca della morte di mio nonno."

La contessa si sedette con eleganza sulla poltrona di fronte alla finestra, posando sul tavolino una piccola valigetta di pelle scura usurata dal tempo. "Ero stata costretta all'esilio volontario in Svizzera per sfuggire alle minacce di morte del commendator Bernardo Righetti senior," spiegò con un tono tagliente e deciso. "Ma ho seguito ogni singola mossa di questa storia tramite i miei canali. Quando ho visto l'articolo di ieri mattina e ho saputo che indossavi l'abito di zaffiro di Beatrice, ho capito che era giunto il momento di tornare."

Aprì la valigetta di pelle con una piccola chiave d'oro che portava al collo, estraendo un pesante registro contabile rilegato in pelle e un mazzo di chiavi numerate. "I Righetti hanno distrutto la vostra casa e cercato di comprare il tribunale perché sanno che in questa valigetta ci sono i documenti originali dei conti correnti esteri e dei brevetti internazionali che tuo nonno aveva intestato segretamente a tua madre prima di morire."

Presi il registro tra le mani, sfogliando le pagine ingiallite dove comparivano firme autenticate, trasferimenti di fondi milionari e accordi di società che smontavano ogni singola pretesa della dinastia Righetti. "Ma perché aspettare trent'anni per tirare fuori tutto questo?" chiesi con un velo di sospetto legittimo nella voce.

"Perché ci voleva qualcuno con il coraggio di indossare quell'abito e di presentarsi alla loro porta, Elena," rispose la contessa sorridendo debolmente. "Ora abbiamo la prova definitiva, ma dobbiamo depositare questa valigetta direttamente alla Banca Centrale di Svizzera prima che i complici rimasti liberi dei Righetti riescano a sequestrarla."

Mentre annuivo con determinazione, un rumore sordo proveniente dal piano terra dell'albergo ci fece sobbalzare: sirene della polizia e grida concitate echeggiavano lungo la strada, segno che qualcuno ci aveva localizzate e che il cerchio si stava stringendo pericolosamente intorno a noi.