Il sangue si gelò nelle mie vene mentre fissavo lo schermo del telefono. La fotografia mostrava chiaramente la piccola villetta di periferia dove ero cresciuta con mia madre, avvolta da lingue di fuoco e denso fumo nero, con i vigili del fuoco già sul posto. Un attacco diretto, un avvertimento brutale e senza pietà da parte della famiglia Righetti, decisa a cancellare ogni prova fisica del nostro legame con quel territorio e con la loro storia.
Non potevo più tornare indietro, né rifugiarmi nei luoghi della mia infanzia. Ero diventata il bersaglio di una dinastia spietata che non si fermava davanti a nulla pur di proteggere il proprio impero economico e la facciata di rispettabilità costruita sui crimini del passato. Presi la borsa con l'abito di zaffiro e la lettera del notaio, uscii di corsa dal parcheggio sotterraneo e mi diressi a piedi verso la stazione della metropolitana più vicina, cercando di mimetizzarmi tra la folla pendolare di Milano che rientrava dal lavoro.
Mentre il vagone sferragliava lungo i tunnel sotterranei, composi con le dita rigide il numero di mia zia Marta, l'unica parente rimasta in vita, sorella minore di mia madre, che viveva da anni in una casa di riposo isolata sulle colline sopra Brescia, lontana da tutti e dimenticata persino da noi.
Il telefono squillò a lungo prima che una voce debole ma vigile rispondesse dall'altro capo: "Pronto? Chi è a quest'ora?"
"Zia Marta, sono Elena," dissi con la voce rotta dal pianto e dalla tensione. "Hanno bruciato la nostra vecchia casa. Mi stanno cercando, vogliono uccidermi per via dell'abito di mamma e del testamento."
Dall'altra parte della linea ci fu un silenzio pesante, rotto solo da un lungo respiro tremante. Poi, con mia grande sorpresa, la zia non sembrò affatto sorpresa, bensì cupamente rassegnata. "Sapevo che prima o poi sarebbe successo, mia cara," mormorò con voce roca. "Tuo nonno non è morto in quel famoso incidente stradale nel 1994, come i Righetti hanno fatto credere a tutti per trent'anni. È stato assassinato dal commendator Bernardo Righetti senior per impossessarsi dei brevetti chimici e delle terre su cui oggi sorge il loro impero industriale."
Trattenni il fiato, sentendo la stanza girarmi intorno. I dettagli emersi in pochi secondi stavano componendo un mosaico di sangue, inganni e avidità smisurata. "E mia madre? Perché ha tenuto tutto nascosto nell'orlo di quel vestito?"
"Perché tua madre aveva paura, Elena," rispose la zia con un tono solenne. "Ha cucito quell'etichetta e i documenti originali di proprietà nell'abito di zaffiro come unica polizza sulla vita, aspettando che tu fossi abbastanza grande per riprenderti ciò che vi spetta di diritto. Ma ascoltami bene: nello studio notarile a Milano c'è una copia di sicurezza che i Righetti stanno cercando di corrompere per far sparire. Devi arrivare lì prima che il notaio De Sanctis venga comprato."
Mentre la chiamata si interrompeva per via di un improvviso calo di campo, mi resi conto che la vera partita non si giocava più in tribunale, ma all'interno dello stesso studio legale milanese, dove un traditore infido stava già tessendo la tela per venderci al nemico.






