Il verdetto fu emesso nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, dopo una camera di consiglio durata appena quarantacinque minuti. La sentenza fu un terremoto giudiziario e finanziario senza precedenti nella storia industriale della Lombardia.
Il commendator Bernardo Righetti fu condannato a dodici anni di reclusione effettiva per associazione a delinquere, frode fiscale aggravata, estorsione e occultamento di beni ereditari. Tutti i complici, inclusi i falsi legali e i dirigenti collusi dell'azienda, ricevettero pene detentive severe senza condizionale. L'intera holding industriale dei Righetti, insieme alle ville storiche di Bergamo, ai conti correnti esteri e alle proprietà immobiliari accumulate in trent'anni di illeciti, fu immediatamente confiscata dallo Stato e posta sotto amministrazione giudiziaria straordinaria, con il mandato di restituzione integrale degli asset legittimi alla famiglia Moretti.
Mentre i carabinieri ammanettavano nuovamente il commendatore per trasferirlo nel carcere di San Vittore, vidi l'uomo che mi aveva umiliata sulla scalinata, la moglie superba che aveva riso del mio abito di zaffiro, fuggire dai cronisti coprendosi la testa con una sciarpa firmata, ridotta alla disperazione e all'oblio sociale.
Io rimasi immobile sulle scale del tribunale di Milano, avvolta dalla luce dorata del tramonto che filtrava tra i palazzi storici. Non sentivo più il bruciore della candeggina sotto le unghie, né il dolore lancinante dei tacchi in prestito che mi avevano torturato quella sera a Bergamo. Sentivo solo una profonda, immensa leggerezza nel petto.
Il notaio De Sanctis, dimesso dall'ospedale e scagionato da ogni accusa dopo aver dimostrato di essere stato minacciato e sostituito con l'inganno dai sicari dei Righetti, mi si avvicinò porgendomi una cartellina ufficiale sigillata con il timbro della Repubblica.
"Signorina Moretti," disse con un inchino formale e rispettoso. "Da questo momento lei è ufficialmente la presidente del consiglio di amministrazione della nuova holding Moretti-Visconti, con pieni poteri di gestione su tutte le aziende precedentemente controllate dai Righetti."
Presi la cartellina con entrambe le mani, guardando il logo dorato che brillava sotto la luce della sera. Non provavo alcun desiderio di vendetta nei confronti di chi mi aveva fatto del male; provavo solo un senso di profonda giustizia compiuta e la consapevolezza che mia madre, da lassù, stava sorridendo.






