La donna non aspettò un mio invito per varcare la soglia; si fece avanti con passo deciso, spingendomi delicatamente ma con fermezza da parte, ed entrò nel nostro atrio. Il profumo pesante di un costoso profumo di Chanel riempì immediatamente l'aria, mescolandosi all'odore di pioggia e di chiuso della nostra casa. Lucas arrivò in quel momento, fermandosi di scatto all'imbocco del corridoio. Quando vide la donna, i suoi pugni si strinsero così forte che le nocche gli diventarono bianche. "Vattene," sibilò Lucas con una voce che non riconoscevo, carica di un odio feroce e represso. "Abbiamo già dato quello che volevate. I soldi sono arrivati." La donna elegante accennò un sorriso freddo, quasi divertito da quella reazione scomposta. Si tolse i guanti di pelle nera con calma ostentata, rivelando dita sottili adornate da anelli costosi. "Le cose non funzionano così, signor Rossi," rispose lei, voltandosi a guardarlo con condiscendenza. "Gli accordi si rispettano fino in fondo. E la merce... beh, la merce ha bisogno di cure particolari che richiedono ulteriori investimenti." Un brivido gelido mi percorse la schiena. "Merce?" ripetei, e la mia voce suonò come il gemito di un animale ferito. "Di cosa diavolo state parlando? Quale merce?!" La donna si voltò lentamente verso di me, squadrandomi da capo a piedi con un misto di compassione e fastidio, come se fossi un'insetto fastidioso. "Vostra figlia, signora. O meglio, la bambina che pensate sia nata morta." Sentii il pavimento mancarmi sotto i piedi. Il mondo barcollò e per un secondo temidi svenire. Girai la testa di scatto verso Lucas, cercando nei suoi occhi una smentita, un barlume di follia che spiegasse tutto quell'incubo. Ma Lucas abbassò lo sguardo, incapace di reggere il confronto. "È viva..." sussurrai, e le lacrime ripresero a scorrere copiose, ma questa volta intrise di un dolore feroce e di una rabbia cieca. "La mia bambina è viva... e voi l'avete venduta." La donna rise leggermente, un suono secco e sgradevole che rimbombò tra le pareti di casa nostra. "Venduta è una parola volgare, cara mia. Diciamo che si è trattato di un'adozione privata... molto, molto esclusiva."

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