Parte 2: La confessione tra le righe
I miei occhi corsero frenetici lungo le righe scritte con quella grafia ordinata e familiare, la stessa che avevo visto su tanti quaderni di scuola e su biglietti d'auguri frettolosi. La stanza intorno a me sembrava essersi ristretta, il brusio dei pochi partecipanti rimasti al cimitero si era trasformato in un ronzio distante, ovattato. La donna che mi aveva consegnato la busta, la madre della ricevente, si era ritirata diqualche passo per lasciarmi spazio, osservandomi con uno sguardo colmo di una comprensione dolorosa.
«Mamma», recitava la lettera, «se stai leggendo questo foglio, significa che il mio viaggio su questa terra è giunto al capolinea e che il mio cuore ha smesso di battere nel mio petto per iniziare a battere altrove. Spero che tu non sia troppo arrabbiata con me per aver preso questa decisione di nascosto, o meglio, di aver organizzato tutto con i medici prima che tu potessi fermarmi con il tuo amore protettivo.
Tu hai fatto tutto per me, hai sacrificato ogni cosa, eppure io sapevo che la mia battaglia era persa. Ma c'è una cosa che non ti ho mai detto, un segreto che ho custodito gelosamente nel mio cuore fino all'ultimo respiro, perché avevo paura di ferirti o di distrarre le nostre energie dalla cura.»
Mi fermai a respirare, stringendo il foglio di carta tra le dita irrigidite. Quale segreto poteva mai avere Caleb? Lui mi raccontava tutto, o almeno così credevo. Eravamo stati complici in ogni fase della sua crescita, uniti dal dolore della perdita di mio marito e dalla forza del nostro piccolo nucleo familiare. Eppure, eccomi lì, a scoprire che l'anima di mio figlio racchiudeva stanze segrete in cui io non ero mai entrata.
«La ragazza che ha ricevuto il mio cuore», proseguiva la lettera, «si chiama Beatrice. Ha diciotto anni, la mia stessa età, e frequenta il conservatorio della città. O meglio, lo frequentava prima che il suo cuore cedesse definitivamente. L'ho incontrata sei mesi fa, nel reparto di cardiologia dell'ospedale, durante uno dei miei cicli di controlli mentre aspettavo la sentenza definitiva.
Lei era lì seduta su una panchina del giardino interno, con un violino appoggiato sulle ginocchia, troppo debole anche solo per suonare una nota. I suoi occhi... mamma, i suoi occhi avevano una luce che nemmeno la malattia riusciva a spegnere. Non ci siamo parlati a lungo quella prima volta, solo poche parole, ma in quel preciso istante ho capito che avrei fatto qualsiasi cosa per salvarla. Quando ho saputo che la mia condizione era irreversibile, ho pregato i medici di fare in modo che, se si fosse presentata l'occasione, il mio cuore potesse andare a lei. Le probabilità di compatibilità erano bassissime, un miracolo statistico. Ma i miracoli, a volte, accadono attraverso le tragedie.»
Le lacrime ripresero a scorrere copiose sul mio viso, rigandomi le guance senza che io facessi nulla per fermarle. Beatrice. Una violinista. Una ragazza che aveva quasi la stessa età di Caleb e che ora portava dentro di sé il dono estremo dell'amore di mio figlio. La madre di Beatrice mi guardava da lontano, stringendo le mani al petto, come se potesse sentire anche lei l'eco di quel legame invisibile che univa i nostri destini.
«Non piangere troppo per me, mamma», continuava la lettera con quel tono dolce e saggio che apparteneva a un ragazzo troppo maturo per i suoi anni. «Io vivrò attraverso di lei. Ogni volta che Beatrice suonerà una melodia, ogni volta che il suo cuore accelererà per la gioia o per la commozione, una parte di me sarà lì con lei, e quindi con te. Ma c'è un'altra cosa che devi sapere, qualcosa che rende tutto questo ancora più incredibile...»
Il testo si interrompete bruscamente alla fine della pagina, lasciando un vuoto che mi fece sussultare. Girai il foglio con un gesto disperato, cercando la continuazione, ma il retro era bianco. C'era un secondo foglio, forse? Infilai la mano tremante nella busta alla ricerca di altre pagine, ma era vuota. Non c'era altro. Solo quelle poche righe che mi lasciavano sull'orlo di un precipizio emotivo, con un nome nuovo nella mente e una domanda gigantesca che bruciava come una ferita aperta: cos'altro sapeva Caleb di Beatrice? E perché la lettera si interrompeva proprio sul più bello?






