Il Cuore Di Caleb
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Il Cuore Di Caleb

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Parte 14: Il violino e la memoria

Era una sera di primavera, esattamente cinque anni dopo la morte di Caleb. La bottega era chiusa al pubblico, ma la porta era accostata per far entrare la brezza tiepida della sera. Eravamo io, Beatrice e Roberto, seduti attorno al vecchio tavolo da lavoro, a chiacchierare amabilmente mentre sorbivamo una tazza di tè caldo.

Beatrice si alzò in piedi, prese il suo violino dalla custodia di velluto e si avvicinò alla finestra che dava sulla strada. Il cielo fuori si tingeva di sfumature rosa e aranciate, mentre le prime luci della sera accendevano i lampioni del quartiere.

Senza dire una parola, Beatrice appoggiò lo strumento al mento e iniziò a suonare. Era una melodia dolce, inedita, composta interamente da lei in memoria di Caleb. Le note riempirono la stanza con una grazia straordinaria, fluttuando nell'aria come petali trasportati dal vento.

Guardai Beatrice nei suoi occhi scuri, colmi di luce e di vita, e poi chiusi gli occhi per un istante. Sotto quel petto, il cuore di Caleb batteva forte, regolare e pieno di gratitudine. Sentii una lacrima di pura gioia rigarmi il viso, consapevole che avevamo mantenuto la nostra promessa.