Parte 5: La Fuga Verso l'Adriatico
La notte tra il quinto e il sesto giorno trascorse a bordo della mia vecchia utilitaria, sfrecciando lungo la A4 in direzione di Venezia e poi verso Trieste, guidata da un'adrenalina che mi faceva sentire di nuovo trent'anni. Accanto a me c'era Moretti, che con il suo taccuino e il telefono satellitare coordinava le pattuglie della polizia stradale lungo la costa adriatica, mentre Chiara era rimasta al sicuro nell'appartamento veneziano sotto la sorveglianza di un fidato collaboratore del magistrato.
— "Isabella, i posti di blocco sono stati allertati tra Monfalcone e il confine sloveno" – disse Moretti, scrutando l'oscurità fuori dal finestrino mentre la pioggia iniziava a battere copiosa sul parabrezza. "Se Daniele sta cercando di scappare via mare o via terra verso est, lo fermeranno prima che riesca a toccare suolo straniero." — "Non basta fermarlo, Leonardo" – ho replicato stringendo il volante con forza, mentre i fari tagliavano la nebbia notturna. "Quell'uomo deve ammettere tutto davanti a un giudice, e soprattutto deve restituire a Chiara ogni singolo centesimo e la piena libertà legale."
Intanto, i bollettini della polizia via radio ci aggiornavano sui suoi spostamenti. La sua auto era stata intercettata nei pressi di un porto turistico minore vicino a Grado, un luogo isolato frequentato da trafficanti di piccola tacca e proprietari di scafi di lusso senza scrupoli. Daniele aveva abbandonato la fuoriserie lungo la banchina ed era salito a bordo di un natante veloce battente bandiera straniera, pronto a prendere il largo nonostante il maltempo imperversasse sulla costa.
Ho spinto sull'acceleratore, ignorando la stanchezza e il dolore sordo alle spalle. Non potevo permettere che quel vile sfuggisse alle sue responsabilità dopo aver distrutto la vita di mia figlia. Quando siamo arrivati al molo di Grado, la pioggia cadeva fitta e il vento ululava tra le cime delle barche ormeggiate, creando un'atmosfera spettrale e desolata. La sagoma di uno yacht scuro dondolava pesantemente sulle onde nere, con i motori già accesi che rombavano sordi nella notte.






