Parte 3: Le Sponde della Laguna e i Vecchi Alleati
All'alba del quarto giorno, il treno regionale per Venezia ci offriva un riparo temporaneo lontano dagli sguardi indiscreti del vicinato di Verona. Avevo convinto Chiara a lasciare temporaneamente la casa; non potevamo rischiare che Daniele o qualche suo scagnozzo tentassero un'intimidazione diretta nel cuore della notte.
Mentre i finestrini scorrevano mostrando la campagna veneta bagnata da una foschia mattutina, Chiara teneva stretta la mia mano. La sua pelle era fredda, ma la stretta era salda. — "Mamma, dove andiamo?" – mi chiese con un filo di voce, guardando fuori verso la laguna che iniziava a intravedersi all'orizzonte. — "Andiamo a trovare un vecchio amico, amore mio. Qualcuno che deve ancora un favore grande quanto la Serenissima alla sottoscritta" – risposi, accarezzandole i capelli con dolcezza.
Il dottor Leonardo Moretti era un magistrato in pensione, un uomo burbero dai capelli bianchi come la neve e lo sguardo ancora affilato come un rasoio. Viveva in un vecchio palazzo decadente ma affascinante vicino a Campo Santa Margherita, circondato da pile infinite di fascicoli giudiziari e da un gatto persiano grigio che ci accolse con un miagolio sornione.
Quando Moretti mi aprì la porta, rimase immobile per qualche istante, incredulo. Poi, un sorriso caloroso e profondo gli solcò il volto rugoso. — "Isabella! Santo cielo, l'ispettrice di ferro in persona! Pensavo che ti fossi ritirata a coltivare pomodori nel veronese!" – esclamò, abbracciandomi calorosamente prima di fare cenno a entrambi di entrare nel grande salotto affrescato.
Ci sedemmo attorno a un tavolo di legno massello mentre Moretti ci offriva dei biscotti secchi e del vino bianco fresco. Ho raccontato tutto: l'arrivo disperato di Chiara, i soprusi psicologici e fisici di Daniele, il modo in cui avevo bloccato i conti del suo studio legale e, infine, la confessione parziale che l'uomo mi aveva consegnato sull'uscio di casa. Il volto del vecchio magistrato si fece via via più cupo, le sopracciglia aggrottate in un'espressione di sdegno e concentrazione professionale.
— "Daniele Marchesi..." – mormorò Moretti, tamburellando le dita sul tavolo. "Sì, ho sentito parlare di questo brillante legale. Si muove tra appalti pubblici e fusioni societarie a dir poco opache. Se ha toccato tua figlia e ha riciclato denaro attraverso lo studio, non si tratta solo di una questione coniugale. C'è un'associazione per delinquere sotto, collegata a qualche consorteria locale." — "Esattamente quello che penso anch'io, Leonardo" – risposi, fissandolo dritto negli occhi.
"Ho bisogno che tu metta in moto i tuoi contatti alla procura di Venezia e di Verona per blindare quel fascicolo. Se lasciamo passare altri due giorni, i suoi soci cercheranno di ripulire i server e di dare la colpa a Chiara."
Moretti annuì gravemente, sollevando la cornetta del vecchio telefono fisso con una rapidità che smentiva la sua età. La macchina della giustizia vera, quella silenziosa e implacabile, si era finalmente rimessa in moto.






