parte9 : Il Terzo Uomo nell'Ombra
I nostri sguardi si inchiodarono all'unisono su quella busta spiegazzata che Matteo aveva appena depositato sul tavolino di legno, un piccolo rettangolo di carta che sembrava racchiudere la chiave definitiva di un labirinto ben più vasto e pericoloso di quanto avessimo mai immaginato. Mio padre abbassò lentamente la canna del fucile, sebbene la tensione nei suoi muscoli rimase palpabile, e si fece avanti per afferrare il plico, strappandone l'estremità con dita rigide.
All'interno non vi erano documenti legali o vecchie perizie nautiche, bensì una serie di stampe fotografiche recenti, a colori, che ritraevano Matteo in compagnia di un uomo che conoscevo fin troppo bene: il notaio Moretti, il vecchio e fidato amico di famiglia che aveva curato tutti gli affari legali e testamentari dei miei genitori negli ultimi trent'anni.
"Il notaio Moretti?" esclamai con un filo di voce, sentendo la terra mancarmi nuovamente sotto i piedi mentre le immagini scorrevano davanti ai miei occhi come fotogrammi di un thriller psicologico. "Spiegati subito, Matteo! Che legame c'è tra te e Moretti?" continuai, afferrando le fotografie per osservare meglio i dettagli: ritraevano incontri notturni in un vicolo buio della città vecchia di Trieste, scambi di buste e denaro, e sguardi di intesa che non lasciavano spazio a dubbi interpretativi.
Matteo si passò una mano tra i capelli fradici, lasciandosi cadere pesantemente su una sedia vicina, sopraffatto dalla stanchezza e dalla confessione imminente. "Io non volevo rovinarti la vita, Elena, te lo giuro," riprese con un filo di voce, guardandomi con occhi colmi di rimorso. "Quando ho iniziato a frequentarti, avevo davvero in mente quel piano di vendetta ordito da anni.
Ma più ti conoscevo, più mi rendevo conto che eri estranea alle colpe di tuo padre. Volevo fare un passo indietro, annullare tutto e dirti la verità prima ancora del matrimonio. Ma Moretti lo ha scoperto." Un brivido gelido mi percorse la schiena mentre ascoltavo quelle parole. "Che c'entra Moretti con tutto questo?" domandai con il fiato sospeso. "Il notaio non voleva che la storia finisse lì," rispose Matteo, abbassando lo sguardo sul pavimento.
"Lui non agiva per vendetta personale come me; lui sapeva la verità sul naufragio di vent'anni fa. Sapeva che non era stato un errore di progettazione, ma un sabotaggio deliberato ordito per coprire un buco finanziario milionario... e il vero responsabile di quel disastro non era tuo padre, ma qualcuno molto più vicino a noi, qualcuno che ha usato me e la mia sete di giustizia come un'arma di distrazione di massa per coprire le proprie tracce." Mio padre scattò in piedi, con il volto sfigurato dalla rabbia e dalla rivelazione, mentre la porta d'ingresso della villa subiva un violentissimo colpo dall'esterno, spalancandosi di colpo con un tonfo assordante che ci fece sobbalzare tutti quanti.






