Il Rifiuto sul Sagrato di Trieste
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Il Rifiuto sul Sagrato di Trieste

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parte8 : La Confessione Sotto la Pioggia

Il silenzio che seguì le mie parole fu rotto soltanto dal ticchettio della pioggia battente e dal respiro affannoso di Matteo, che sembrava aver perso ogni capacità di difendersi o di inventare ulteriori menzogne. I suoi occhi chiari, solitamente così luminosi e sicuri di sé, apparivano ora spenti, consumati dal peso di un segreto troppo gravoso da portare avanti.

Fece un piccolo passo oltre la soglia, ignorando completamente la minaccia del fucile di mio padre che continuava a puntare dritto verso il suo petto, e fissò me con un'espressione di infinita supplica. "È vero, Elena... tutto quello che hai letto in quel fascicolo è vero," iniziò con voce roca e spezzata, mentre le prime gocce d'acqua continuavano a colare dai suoi vestiti inzuppati creando una piccola pozzanghera sul pavimento di pietra.

"Quando ho perso mio padre in quel maledetto naufragio, quando ho visto mia madre morire di crepacuore pochi mesi dopo perché la nostra famiglia era stata calpestata e privata di ogni dignità, ho giurato su quella tomba che avrei fatto pagare a tuo padre tutto il dolore che avevamo sofferto." Feci un passo avanti, sentendo il mio cuore lacerarsi a metà mentre ascoltavo quelle parole che confermavano i miei peggiori timori.

"E io? Io cosa c'entro in questa storia di vecchi rancori e vendette trasversali? Ti sei sposato con me solo per attuare il tuo piano di distruzione?" chiesi urlando, lasciando che tutta la rabbia repressa esplodesse finalmente in un pianto dirotto. Matteo scosse la testa vigorosamente, facendo un passo disperato verso di me, incurante del pericolo.

"All'inizio sì, Elena! Ti avevo scelta perché eri la figlia del mio peggior nemico, il bersaglio perfetto per colpire l'uomo che consideravo il responsabile della nostra rovina! Ma ti giuro su ciò che ho di più caro al mondo... tutto è cambiato il giorno in cui ho iniziato a conoscerti," disse con una sincerità così disperata da togliermi il fiato.

"Il mio amore per te ha smesso di essere una finzione già dopo poche settimane. Volevo fermare tutto, volevo cancellare quella vendetta folle, ma qualcuno sapeva quello che stavo facendo... qualcuno mi ha ricattato per costringermi ad andare fino in fondo." Mio padre, che fino a quel momento era rimasto in silenzio a osservare la scena con il fucile saldo tra le mani, sgranò gli occhi di fronte a quelle ultime parole e fece un passo minaccioso in avanti.

"Ricattato da chi, ragazzo? Parla subito o ti sparo adesso!" tuonò mio padre con una voce che fece tremare le pareti della villa, mentre Matteo, anziché spaventarsi, estrasse lentamente una tasca interna del cappotto e tirò fuori una busta sigillata, posandola tremante sul tavolino di fronte a noi e rivelando un nome che nessuno di noi avrebbe mai potuto pronunciare o sospettare.