Il Rifiuto sul Sagrato di Trieste
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Il Rifiuto sul Sagrato di Trieste

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parte10 : L'Irruzione nel Cuore della Notte

Il vento gelido della bora irruppe violentemente nel salone, spegnendo all'istante le poche candele rimaste accese e facendo turbinare la cenere grigia fuori dal focolare, mentre una figura incappucciata varcava la soglia della porta spalancata con passo deciso e minaccioso. La luce fioca del fuoco che ancora ardeva nel camino illuminò parzialmente il volto dell'intruso, rivelando lineamenti che mi fecero gelare il sangue nelle vene: non era altri che l'avvocato Moretti in persona, il quale stringeva saldamente tra le mani una pistola semiautomatica con la sicura disinserita, puntata direttamente contro di noi.

"Che patetica riunione di famiglia," esclamò Moretti con un ghigno freddo e calcolato che stravolgeva completamente l'immagine del professionista gentile e rassicurante che avevo frequentato per tutta la mia vita. "Peccato che abbiate scavato troppo a fondo in una verità che avrebbe dovuto rimanere sepolta sul fondo del golfo insieme a quel vecchio scafo." Mio padre fece un rapidissimo movimento per rigirarsi verso il fucile appoggiato alla poltrona, ma Moretti fu più veloce di lui, esplodendo un colpo di avvertimento che si conficcò fragorosamente nel soffitto di legno, facendo piovere schegge e polvere su di noi.

"Non fare stupidaggini, Giovanni! La tua epoca è finita vent'anni fa, e oggi nessuno uscirà vivo da questa villa se provate a fare l'eroi," sibilò l'avvocato con una calma glaciale che faceva molto più paura della rabbia cieca. Matteo scattò in piedi per mettersi davanti a me a protezione, ma Moretti lo fulminò con lo sguardo, puntandogli l'arma dritta al cuore.

"E tu, piccolo ingenuo pensavi davvero di poter ricattare me? Ti ho usato come un burattino per portare a termine il mio piano di copertura, e tu ci sei cascato come un principiante assetato di vendetta," continuò Moretti, rivelando finalmente il disegno criminale che aveva manovrato le nostre vite come pedine su una scacchiera. Fissai l'avvocato con un misto di orrore e disgusto, comprendendo improvvisamente ogni tassello di quel puzzle infernale: era stato lui, il presunto amico di famiglia, a orchestrare il naufragio vent'anni prima per impossessarsi dei fondi della società, a incastrare mio padre e a manipolare Matteo per spingerlo a sposarmi e a coprire le sue tracce attraverso un ricatto spietato.

"Perché, Moretti? Perché hai fatto tutto questo?" chiesi con la voce che tremava per la rabbia, cercando di guadagnare tempo mentre con la coda dell'occhio notavo un'uscita secondaria che portava alla cucina sul retro della villa. Moretti rise cupamente, stringendo l'impugnatura della pistola mentre faceva un passo avanti verso di noi, pronto a chiudere per sempre la bocca a chiunque conoscesse la verità.