Il Rifiuto sul Sagrato di Trieste
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Il Rifiuto sul Sagrato di Trieste

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parte7 : L'Arrivo Improvviso nella Notte

I fari abbaglianti di un'auto squarciarono improvvisamente la fitta nebbia fuori dalle finestre della villa, proiettando fasci di luce bianca e violenta sulle pareti del salone. Io e mio padre ci scambiammo un'occhiata di pura intesa mista a terrore: non c'erano dubbi su chi potesse essere arrivato fin lassù in piena notte, sfidando la tempesta e l'isolamento del Carso.

I passi pesanti e rapidi di qualcuno che correva sulla ghiaia bagnata risuonarono distintamente all'esterno, seguiti da tre colpi secchi e disperati contro il portone di legno, battuti con una tale frenesia da far tremare i battenti. "Elena! So che sei lì dentro! Apri, ti prego!" la voce di Matteo risuonò dall'altra parte della porta, distorta dal fiatone, dalla pioggia battente e da un'angoscia così profonda da spezzarmi il cuore a metà.

Mio padre si alzò di scatto dalla poltrona con una rapidità insospettabile per la sua età, afferrando per il braccio un vecchio fucile da caccia scarrozzato nell'angolo della stanza, ma io mi frapposi immediatamente tra lui e la porta, scuotendo la testa con le lacrime agli occhi. "No, papà, fermati! Voglio parlargli, voglio sentire cosa ha da dire guardandomi negli occhi," dissi con una risolutezza che sorprese persino me stessa, mentre il richiamo disperato di Matteo continuava a echeggiare dall'esterno invocando il mio nome.

Senza attendere il consenso di mio padre, feci qualche passo in avanti e sbloccai i pesanti catenacci del portone, tirando verso di me la maniglia pesante. La figura di Matteo apparve sulla soglia, inzuppata d'acqua dalla testa ai piedi, con i capelli biondi incollati alla fronte e gli occhi rossi, sbarrati dal panico e dalla disperazione più nera.

Quando mi vide, fece per abbracciarsi a me, ma io feci un passo indietro, tenendolo a distanza con la mano tesa, mentre alle mie spalle la sagoma minacciosa di mio padre imbracciava l'arma con la sicura disinserita. "Non fare un solo passo avanti, Matteo," dissi con una voce fredda come il ghiaccio del golfo. "Ho letto il fascicolo. So tutto del naufragio, della bancarotta e del piano che hai ordito fin dal primo giorno per distruggere la mia famiglia.

Adesso voglio la verità, nient'altro che la verità." Matteo rimase immobile sulla soglia, le braccia sospese a metà gesto, mentre il suo sguardo passava lentamente da me ai documenti sparsi sul tavolo e infine alla bocca del fucile puntata contro di lui, consapevole che il castello di sabbia che aveva costruito era finalmente crollato miseramente.