parte12 : Lo Scontro Finale nel Salone
Il tempo sembrò rallentare di un'eternità mentre l'espressione sul volto di Moretti mutava rapidamente da un ghigno di trionfo a un improvviso lampo di consapevolezza quando si accorse del movimento fulmineo di mio padre. Con uno scatto degno di un uomo trent'anni più giovane, mio padre si sollevò da terra brandendo la pesante paletta di ferro come una clava e la scagliò con tutta la forza che aveva in corpo direttamente contro il braccio armato dell'avvocato.
Un grido di dolore squarciò l'aria quando l'attrezzo metallico colpì in pieno polso Moretti, facendo volare via la pistola semiautomatica che finì per conficcarsi rumorosamente tra i carboni ardenti del camino. "Maledetto!" urlò Moretti, barcollando all'indietro per la violenza dell'impatto e stringendosi il braccio fratturato con una mano, mentre con l'altra cercava disperatamente di divincolarsi dalla presa di Matteo che, nel frattempo, gli si era avventato addosso placcandolo con la forza della disperazione.
La colluttazione fu breve ma feroce: i mobili antichi della villa tremarono sotto i colpi dei loro corpi che rotolavano sul pavimento di legno, mentre io mi precipitavo a raccogliere la pistola dal bordo del focolare, allontanandola prontamente per evitare ulteriori tragedie. Con un ultimo sforzo coordinato, Matteo e mio padre riuscirono a immobilizzare l'avvocato a terra, premendogli il ginocchio contro la schiena e legandogli i polsi con una corda robusta recuperata vicino alla legnaia.
Moretti ansimava pesantemente sul pavimento, sconfitto e sanguinante, mentre la sua maschera di rispettabilità cadeva definitivamente in pezzi. "Adesso la festa è finita, Moretti," esclamò mio padre con voce ferma, asciugandosi il sudore dalla fronte con il dorso della mano, mentre il petto gli sobbalzava per la fatica. Mi avvicinai lentamente ai due uomini, guardando l'avvocato incatenato a terra con un misto di sollievo e profonda amarezza per tutto il dolore che ci aveva inflitto.
"Hai rovinato la vita di due famiglie per la tua avidità, ma la verità è finalmente venuta a galla," dissi con voce ferma, stringendo la mano di Matteo che si era alzato per venirmi incontro, poggiando la testa sulla mia spalla mentre fuori la tempesta cominciava lentamente a placarsi. Ma proprio mentre tiravamo un sospiro di sollievo, il suono acuto e insistente di una sirena della polizia che saliva lungo la strada del Carso interruppe quel momento di tregua, aprendo le porte a un nuovo e inatteso capitolo della nostra storia.






