PARTE 10 – L'assedio
L'uomo nell'impermeabile scuro si chiamava Valerio, ed era noto negli ambienti giudiziari come il braccio armato del Conte Ricasoli per le operazioni più delicate e prive di scrupoli. Il suo viso era segnato da una profonda cicatrice sulla mascella e i suoi occhi avevano la freddezza di un rettile.
Eleonora, la madre di Federica, tremava vistosamente al suo fianco. Aveva il trucco completamente sbavato dalla pioggia e dal terrore. «Ornella... ti prego... dagli quello che vogliono!» piagnucolò Eleonora. «Mi hanno trovata ad Asti mentre cercavo di raggiungere l'aeroporto! Hanno detto che se non li portavo qui mi avrebbero uccisa!»
«Stai zitta, Eleonora,» disse Lorenzo con voce ferma, senza abbassare lo sguardo da Valerio. «Sei sempre stata una codarda e una traditrice. Hai venduto tua figlia, hai venduto Matteo e ora hai venduto anche noi.»
Valerio ridacchiò amaramente. «L'Avvocato De Santis... Molto impressionante la sua carriera a Milano. Ma qui non siamo in un aula di tribunale, Avvocato. Qui siamo in una collina isolata dove il segnale dei cellulari è del tutto assente, grazie al disturbatore di frequenze che i miei uomini hanno posizionato nel vostro cortile.»
Marco controllò immediatamente lo schermo del suo tablet: la connessione dati ed il segnale telefonico erano completamente azzerati. Le due auto di scorta della polizia che ci avevano accompagnato erano state evidentemente neutralizzate o bloccate lungo la strada d'accesso.
«Cosa volete, Valerio?» chiesi, facendo un passo in avanti e superando i miei difensori per pormi al centro della stanza.
«Vogliamo quello che ci spetta da vent'anni, Signora Ornella,» rispose Valerio, mostrando il dispositivo con il pulsante rosso. «La chiave d'ottone, il taccuino e il codice di sblocco per il caveau di Ginevra. Se ce li consegnate adesso, il Conte garantisce che vi lasceremo uscire da questa casa incolumi. Compreso suo figlio Matteo, che in questo momento si trova nella nostra clinica in attesa delle mie istruzioni.»
«E se rifiutassi?» chiesi con fermezza.
Valerio allargò le braccia con finta rammarico. «Se rifiuta, i miei uomini all'esterno daranno fuoco a questa struttura con dei fumogeni industriali e benzina. Morirete tutti soffocati qui dentro, e noi useremo le presse idrauliche per sventrare la cassaforte dalla roccia. Ci vorrà più tempo, ma otterremo comunque ciò che vogliamo. A lei la scelta: consegnarci i documenti o morire insieme al ricordo di suo marito.»
Teresa si avvicinò a me, afferrandomi la manica del cardigan giallo. «Ornella... non dargliela... Ernesto preferirebbe veder crollare questa casa potendo salvare la verità...»
Guardai i volti dei presenti. Lorenzo, che aveva messo in gioco la sua prestigiosa carriera per me. Elena, che voleva solo dare voce alla giustizia per sua madre. Marco, che usava la sua intelligenza per proteggere gli deboli. E Teresa, la sorella di mio marito, che aveva vissuto trent'anni nella paura.
Poi guardai la cassaforte di mio marito ed il carillon di legno di noce.
«Valerio,» dissi con voce bassa e uniforme. «Hai mai sentito parlare di mio marito Ernesto?»
Valerio corrugò la fronte, infastidito da quella domanda fuori luogo. «Era un semplice trasportatore che si è intromesso in cose più grandi di lui.»
«È qui che ti sbagli,» risposi. «Ernesto era un uomo di catena di montaggio e di officina. Un uomo che sapeva come costruire trappole e meccanismi di sicurezza. Pensi davvero che questo seminterrato sia solo una cantina polverosa?»
Con un movimento rapido che nessuno si aspettava da una donna di settantatré anni, allungai la mano verso il banco da lavoro e tirai verso il basso una pesante leva in ghisa che serviva originariamente per azionare la vecchia mola da affilatura.
Un suono di ingranaggi arrugginiti rimbombò dietro le pareti della cantina. Una pesante paratia in ferro scorrevole, posizionata sopra la porta delle scale, s'abbassò di colpo a ghigliottina, sigillando l'accesso alla cantina e separando Valerio ed Eleonora dai suoi uomini all'esterno!
Allo stesso tempo, una forte scossa elettrica, generata da un vecchio accumulatore a condensatori che Ernesto aveva collegato al corrimano in metallo, investì Valerio mentre cercava di riposizionarsi, facendogli schizzare di mano il dispositivo elettronico che finì frantumato sul pavimento di pietra!
«Maledetta vecchia!» urlò Valerio, cadendo a terra stordito dalla scarica elettrica, mentre Marco gli fu subito sopra, immobilizzandoli le braccia dietro la schiena ed applicandogli le fascette di plastica con rapidità professionale.
Eleonora cominciò a strillare per il panico, raggomitolandosi nell'angolo più moscio della stanza.
«La paratia di ferro terrà per almeno due ore contro qualsiasi tentativo di effrazione dall'esterno,» disse Teresa, guardando la porta sigillata con orgoglio. «Ernesto ha progettato questa stanza come un bunker antiaereo!»
Lorenzo mi guardò sbalordito. «Ornella... eri a conoscenza di questo meccanismo?»
«Ernesto me lo mostrò la sera prima di morire,» risposi sorridendo lievemente. «Mi disse: 'Se la vita ti mette alle strette, Ornella, fai scattare la leva. La verità ha bisogno di tempo per respirare, ma i bugiardi hanno fretta.'»
Elena raccolse il tablet di Marco, che ora mostrava una debole barra di segnale grazie alla schermatura in piombo delle pareti del bunker che neutralizzava il disturbatore di frequenze di Valerio!
«Il segnale sta tornando!» gridò Elena. «Possiamo trasmettere!»
«Non c'è tempo da perdere,» disse Marco, stringendo i legami di Valerio. «I suoi uomini fuori capiranno presto cosa è successo e cercheranno di usare la fiamma ossidrica per penetrare la paratia. Ornella, dobbiamo attivare il carillon ed ottenere il codice di sblocco adesso!»
Mi avvicinai al vecchio carillon in legno di noce. Le mie mani si posarono sulla manovella d'ottone.
Teresa si posò al mio fianco, mettendo la sua mano sopra la mia. «Ti ricordo la melodia, Ornella. Tre giri in senso orario, una pausa sulla nota fa nitido, poi due giri veloci all'indietro. La canzone che Ernesto ti cantava la sera del vostro matrimonio.»
Mentre fuori dal bunker si sentivano i primi colpi pesanti degli uomini di Valerio che tentavano di abbattere la porta di ferro, le mie dita cominciarono a girare la manovella.
La prima nota musicale rimbombò chiara e cristallina nell'aria polverosa del bunker.






