PARTE 9 — La Scomparsa della Piccola
Il mondo di Giulia parve sgretolarsi di nuovo, ma questa volta con una violenza inaudita che le tolse il respiro. Le porte dell'ascensore si aprirono al piano terra, rivelando un mare di telecamere, microfoni e giornalisti che assediavano l'ingresso principale della torre. Ma né Giulia né Edoardo prestarono la benché minima attenzione a quel caos mediatico. Erano pietrificati.
Edoardo mostrò lo schermo del telefono a Giulia. La fotografia ritraeva la stanza d'albergo a Trento completamente a soqquadro: la valigia aperta, i vestiti sparsi sul pavimento e, sul cuscino del letto, un biglietto scritto a mano con caratteri stampatelli.
Giulia lesse il messaggio con il cuore in gola: “Se volete rivedere vostra figlia viva, dimenticatevi di denunce, azioni legali e della proprietà di famiglia. Presentatevi stasera stessa alla vecchia villa sul lago di Garda, da soli.”
Un brivido gelato percorse la schiena di Giulia. «È stata lei... è stata la contessa! Anche se è bloccata qui, ha ancora i suoi uomini fidati fuori!» gridò Giulia con le lacrime agli occhi, afferrando il braccio di Edoardo con una forza disperata. «Dobbiamo correre, Edoardo! Dobbiamo andare sul lago di Garda subito!»
«Non possiamo correre ciecamente in una trappola» rispose Edoardo, stringendo i denti con rabbia cieca, mentre la sua mente brillante cercava di elaborare una strategia in mezzo al panico. «Se andiamo lì da soli, ci elimineranno entrambi e la bambina non sarà comunque al sicuro. Dobbiamo coinvolgere la polizia, ma in modo discreto...»
«No! Non c'è tempo per la polizia!» lo interruppe Giulia, la cui voce si era alzata di tono, carica di un'angoscia insostenibile. «Stanno parlando di nostra figlia, Edoardo! Ogni minuto che perdiamo è un rischio mortale!»
Prima che Edoardo potesse replicare, una figura familiare sbucò rapidamente da dietro una colonna di marmo del atrio. Era l'avvocato Lorenzo Moretti, che li aveva seguiti di corsa giù per le scale di servizio. Aveva il fiato corto ma lo sguardo estremamente lucido.
«Ho intercettato una chiamata in codice tra la sicurezza privata della contessa e un gruppo di autisti giunti poco fa nel parcheggio sotterraneo» disse l'avvocato senza perdere un istante. «Stanno preparando un elicottero privato sul tetto dell'edificio adiacente. Vogliono far sparire la bambina all'estero prima che la magistratura spicchi i mandati di cattura definitivi.»
Edoardo strinse i pugni così forte che le unghie gli si infisarono nei palmi delle mani. Il volto gli si contorse in un'espressione di furia glaciale. «Sul tetto dell'edificio adiacente... Vuol dire che non si trovano ancora sul lago di Garda. Stanno cercando di prendere tempo per fuggire dal Paese.»
«Esatto» confermò Lorenzo. «Ma il tempo stringe. Mancano meno di venti minuti al decollo.»
Giulia non esitò un solo secondo. Si voltò di scatto verso i corridoi di servizio che collegavano i due edifici della holding attraverso un ponte sopraelevato in vetro. «Allora non abbiamo un minuto da perdere. Andiamo a riprenderci nostra figlia!»






