PARTE 4 — La Fuga Notturna verso la Svizzera
Il display del telefono illuminava debolmente la stanza buia mentre la contessa Elena Rossi pronunciava quelle parole come una sentenza inappellabile. Il suono del segnale di chiamata che risuonava nel silenzio sembrava scandire il conto alla rovescia per la distruzione definitiva della fragile felicità che Giulia aveva faticato tanto a costruire a Trento.
«Non permetterò che portiate via un'altra parte della mia vita!» urlò Giulia, scattando in avanti con l'intenzione di strappare il telefono dalle mani della contessa.
Ma l'avvocato Moretti fu più rapido. Con un movimento deciso, intercettò il polso di Elena, bloccandole il braccio un attimo prima che la chiamata potesse inoltrarsi definitivamente. La sigaretta d'argento cadde sul pavimento con un rumore sordo.
«Basta, Elena! Hai già fatto abbastanza male!» ruggì l'avvocato, il cui volto era contratto dalla tensione e dal rimorso accumulato in anni di silenzio complice. «Se provi a isolare di nuovo Edoardo, se provi a portarlo via con la forza, questa volta sarò io a denunciare tutto alla magistratura. Ho copie di tutti i documenti contabili, dei bonifici effettuati per corrompere i testimoni e delle lettere intercettate. Non coprirò più le tue malefatte!»
La contessa lo fissò con uno sguardo colmo di puro veleno. Per la prima volta, la sua maschera di perfetta autocontrollo incrinava pericolosamente. «Sei un vecchio pazzo, Lorenzo. Stai buttando al vento la tua pensione, la tua carriera e la tua dignità per difendere una poveraccia?»
«La mia dignità l'ho persinta il giorno in cui ho accettato di obbedire al tuo primo ordine ingiusto» rispose l'avvocato con voce ferma, voltandosi poi verso Giulia. «Signora Giulia, prenda sua figlia, la valigia con le lettere e scappi immediatamente. Ho la mia auto parcheggiata nel cortile sul retro. Vi porterò io alla stazione di Bolzano, o dove desiderate andare, lontano da qui. La contessa ha i minuti contati prima che la mia squadra di sicurezza intervenga per bloccarla.»
Giulia non esitò un solo secondo. Afferrò lo zaino consunto che teneva dietro la porta, vi infilò dentro la scatola di palissandro con l'assegno intatto e prese in braccio la bambina, che adesso piangeva spaventata dalle urla degli adulti. Con il cuore in gola e le gambe che le tremavano, seguì l'avvocato attraverso il corridoio secondario che conduceva direttamente alla rimessa sul retro dell'edificio.
Mentre la porta si richiudeva alle loro spalle, potevano ancora udire le grida di rabbia della contessa Elena che minacciava ritorsioni legali e rovine economiche. Ma ormai non importava più. Il ponte con il passato era stato bruciato definitivamente.
Saliti a bordo della berlina scura dell'avvocato, sfrecciarono lungo le strade tortuose che scendevano dalle montagne trentine, mentre la notte calava rapidamente, avvolgendo il paesaggio in un mantello di nebbia fitta e gelida.
«Dove andiamo, signora Giulia?» chiese Lorenzo tenendo saldamente le mani sul volante, mentre i fari dell'auto tagliavano il buio della strada statale. «La contessa metterà i suoi uomini sulle nostre tracce non appena riuscirà a liberarsi. Dobbiamo lasciare il Paese, o almeno nasconderci in un luogo sicuro.»
Giulia strinse a sé la bambina, che si era finalmente addormentata cullata dal dondolio della vettura. Guardò fuori dal finestrino, dove le luci lontane della valle sembravano stelle cadute sulla terra. Il pensiero corse inevitabilmente a Edoardo. Ora sapeva la verità: lui la amava ancora, e non l'aveva mai dimenticata. Ma sapeva anche che la famiglia Rossi non si sarebbe mai fermata davanti a nulla pur di mantenere intatto il proprio nome e la propria reputazione.
«Dobbiamo andare a Milano, avvocato» disse Giulia all'improvviso, con una voce che non lasciava spazio a dubbi. «Se vogliamo fermare questo incubo una volta per tutte, non dobbiamo nasconderci. Dobbiamo andare nella tana del lupo.»
Lorenzo frenò di colpo, voltandosi a guardarla con gli occhi sgranati dall'incredulità. «A Milano? Nella sede centrale della holding? È una follia suicida! Lì la contessa gioca in casa, ha tutti i giudici, i politici e i dirigenti ai suoi ordini!»
«Forse» replicò Giulia con un sorriso freddo e risoluto, accarezzando la copertina delle lettere di Edoardo custodite nella valigia. «Ma è anche il luogo in cui domani mattina si terrà la riunione plenaria del consiglio di amministrazione, alla presenza di tutti gli azionisti di maggioranza... compreso Edoardo.»






