PARTE 6 — Lo Sguardo che Rompe il Tempo
Il tempo sembró fermarsi nel momento esatto in cui gli occhi di Edoardo si posarono su quelli di Giulia. Il mondo intero, con i suoi grattacieli di cristallo, le lotte di potere e i milioni di euro in gioco nella sala del consiglio, svanì all'istante, ridotto a un fondale sfocato e irrilevante.
Edoardo rimase immobile sulla soglia della sala riunioni, con la mano ancora poggiata sulla maniglia della porta. Il suo volto, solitamente freddo e impenetrabile nelle cronache finanziarie, si contrasse in un'espressione di incredulità mista a puro strazio. Le sue labbra si schiusero leggermente, ma nessun suono riuscì a uscire dalla sua gola. Sembravano trascorsi secoli da quel pomeriggio d'autunno a Cesenatico in cui l'aveva cercata invano per la prima volta.
«Giulia...» sussurrò infine, con un filo di voce che tradiva un dolore profondo e irrisolto.
Le guardie giurate, vedendo la reazione dell'erede dell'impero, si ritirarono immediatamente di un passo, abbassando le braccia e lasciando libero il passaggio. Giulia non perse tempo: raccolse la valigia di pelle dal pavimento e avanzò lungo il corridoio, fermandosi a pochi centimetri da lui.
Il profumo di Edoardo, un misto di legno di cedro e tabacco dolce, le inondò i sensi, risvegliando ricordi dolorosi ma dolcissimi. Voleva urlargli contro tutta la rabbia accumulata, voleva chiedergli perché non l'avesse cercata con più insistenza, perché avesse permesso che la loro vita venisse distrutta. Ma quando vide le occhiaie scure sotto i suoi occhi e la disperazione sincera che vi brillava dentro, ogni accusa si sciolse in un pianto silenzioso.
«Quattro anni, Edoardo» disse Giulia con un filo di voce, mentre le prime lacrime le rigavano le guance. «Quattro anni in cui ho creduto che fossi tu a volermi dimenticare.»
Edoardo fece per allungare una mano, sfiorandole appena la guancia con i polpastrelli ruvidi, come se temesse che fosse solo un'illusione destinata a dissolversi al primo contatto. «Io ti ho cercata ogni singolo giorno, Giulia... Tua madre... no, la tua padrona di casa mi disse che te ne eri andata via volontariamente dopo aver accettato...»
«Dopo aver accettato cosa?» lo interruppe Giulia con un lampo di fuoco negli occhi. Si chinò rapidamente sulla valigia, estrasse l'assegno bianco firmato da sua madre, intatto e mai compilato, e glielo sbatté letteralmente davanti agli occhi. «Questo! Questo è il prezzo con cui tua madre ha cercato di comprare il mio silenzio quattro anni fa. E queste...» indicò la pila di lettere legate dal nastro blu «...sono le lettere che tu mi hai scritto e che qualcuno ha fatto in modo che io non ricevessi mai!»
Il rumore di passi concitati risuonò lungo il corridoio alle loro spalle. La porta dell'ascensore principale si aprì di colpo, e da essa uscirono furiosi la contessa Elena Rossi, accompagnata da due legali di fiducia e dal capo della sicurezza della holding. Il viso della contessa era una maschera di furia cieca.
«Edoardo! Che cosa significa questa pagliacciata?» tuonò la voce glaciale della contessa, facendosi strada tra i presenti con passo regale ma minaccioso. «Falla allontanare immediatamente da questa proprietà privata. Questa ragazza è solo un'arrivista che cerca di estorcere denaro alla nostra famiglia!»
Edoardo si voltò lentamente verso sua madre. Per la prima volta nella sua vita, i suoi occhi non esprimevano rispetto o sottomissione filiale, ma un odio freddo e tagliente che fece rabbrividire la donna.
«Madre» disse Edoardo con una calma gelida e spaventosa. «Adesso basta. La riunione del consiglio è sospesa. Siediti nella sala riunioni, perché tra due minuti esatti faremo i conti su chi, in questa famiglia, ha rubato la vita agli altri.»






