PARTE 11 — Il Prezzo della Libertà
Il rombo assordante delle turbine dell'elicottero copriva quasi le urla disperate che risuonavano sulla piattaforma del tetto. Il vortice generato dalle pale in rotazione sferzava il cemento con una violenza inaudita, sollevando polvere, detriti e la sciarpa di lana di Giulia.
Sul ciglio estremo del cornicione, privo di qualsiasi protezione o parapetto, l'avvocato Lorenzo Moretti lottava disperatamente per mantenere l'equilibrio dopo essersi sbilanciato nel tentativo di neutralizzare la guardia armata. Il sequestratore, barcollando all'indietro per il colpo ricevuto, perse definitivamente l'appoggio e precipitò nel vuoto, scomparendo in pochi secondi nella fitta nebbia che avvolgeva i bassifondi della metropoli.
Ma il corpo di Lorenzo rimase pericolosamente appeso, le sue mani aggrappate con le ultime forze rimaste alla griglia metallica arrugginita di un condotto di scolo che sporgeva dal bordo del palazzo.
«Avvocato!» gridò Edoardo, affidando rapidamente la bambina a Giulia e correndo a perdifiato verso il bordo del cornicione.
Il terreno sotto di loro sembrava un abisso senza fondo. Il vento gelido sferzava il viso di Lorenzo, la cui presa sulle dita cominciava a cedere inesorabilmente a causa della fatica e del freddo.
«Edoardo... non ce la faccio...» ansimò l'avvocato, con il volto paonazzo e le vene del collo tese allo sfinimento. «Salva la tua famiglia... lasciami andare...»
«Non dire stupidate!» urlò Edoardo allungando completamente il busto oltre il bordo del palazzo, incurante del pericolo mortale. Afferrò saldamente i polsi dell'avvocato con entrambe le mani, tirando con una forza disperata alimentata dall'adrenalina pura. «Ti ho detto che non lascerò indietro nessuno oggi!»
Giulia, dopo aver messo al sicuro la bambina dietro la porta blindata dell'uscita di sicurezza, accorse prontamente in aiuto, afferrando Edoardo per la cintura dei pantaloni per fare da contrappeso ed evitare che venisse trascinato giù nel vuoto insieme a Lorenzo.
Con uno sforzo congiunto, unendo ogni singola stilla di energia rimasta in corpo, riuscirono a sollevare l'avvocato quel tanto che bastava per farlo rotelare all'indietro sulla superficie sicura del tetto.
Tutti e tre rimasero distesi sul cemento freddo, ansimando pesantemente, con il petto che sobbalzava per il terrore e la stanchezza estrema. L'elicottero nero della contessa, intanto, si era ormai dileguato nel cielo grigio di Milano, scomparendo tra le nuvole basse senza lasciare traccia.
Pochi minuti dopo, le sirene delle volanti della polizia e delle ambulanze iniziarono a risuonare dal basso, avvicinandosi rapidamente alla torre principale. La giustizia stava finalmente facendo il suo corso.






