PARTE 12 — La Fine dell'Incubo e l'Inizio di una Nuova Alba
Il sole del tardo pomeriggio riuscì finalmente a farsi largo tra la coltre di nebbia e smog che sovrastava Milano, tingendo il cielo di sfumature calde, color ambra e oro. La piazza antistante la torre della holding era ormai gremita di auto della polizia, blindati dei reparti speciali e troupe televisive intente a riprendere l'arresto formale della contessa Elena Rossi, prelevata direttamente dal suo ufficio con l'accusa di estorsione, sequestro di persona e frode finanziaria.
All'interno dell'ampio atrio d'ingresso, protetti dal caos dei cronisti ma avvolti da una quiete surreale, Giulia ed Edoardo sedevano vicini su una panca di velluto rosso. La bambina dormiva serenamente tra le braccia della madre, con la testolina appoggiata sulla spalla di Giulia, finalmente ignara di tutte le tempeste che avevano sconvolto la loro famiglia.
L'avvocato Lorenzo Moretti, medicato sommariamente dai paramedici per qualche escoriazione alle mani, si avvicinò lentamente a loro reggendo due bicchieri di acqua fresca. Il suo volto era segnato dalla stanchezza, ma nei suoi occhi brillava una luce di profonda serenità che non si vedeva da decenni.
«I mandati di cattura sono stati eseguiti. La contessa non potrà più nuocere a nessuno» disse l'avvocato con voce bassa ma ferma, porgendo l'acqua a Edoardo. «E la magistratura ha acquisito tutti i documenti relativi alla frode. L'azienda verrà commissariata e risanata sotto una nuova direzione.»
Edoardo prese il bicchiere, ringraziando l'avvocato con un cenno del capo e una stretta di mano vigorosa. «Grazie, Lorenzo. Senza di te non ce l'avremmo mai fatta. Hai salvato molto più della mia eredità: hai salvato la mia famiglia.»
«Ho solo cercato di restituire giustizia a ciò che era stato ingiustamente distrutto» rispose l'avvocato con un sorriso accennato, prima di congedarsi per collaborare con gli inquirenti nelle deposizioni ufficiali.
Rimasti finalmente soli nella vasta hall illuminata dai raggi caldi del tramonto, Edoardo si voltò verso Giulia. Allungò una mano e le accarezzò delicatamente il viso, sfiorando la pelle morbida e le labbra che avevano trattenuto così tante lacrime negli ultimi quattro anni.
«Ti ricordi il mare di Cesenatico, Giulia?» sussurrò Edoardo con un sorriso dolce, mentre i suoi occhi lucidi riflettevano tutta la tenerezza del mondo. «Il giorno in cui ci siamo promessi che niente ci avrebbe mai separati?»
Giulia sorrise a sua volta, sentendo finalmente il calore della felicità irradiarsi nel petto. Appoggiò la testa sulla spalla di Edoardo, stringendo forte la mano della loro bambina.
«Me lo ricordo bene» rispose Giulia con un fil di voce, chiudendo gli occhi per godersi quel momento di pace infinita. «E finalmente... siamo tornati a casa.»






