PARTE 10 — La Corsa sul Tetto di Milano
Il vento sferzante della nebbia milanese investì in pieno Giulia ed Edoardo non appena aprirono la pesante porta tagliafuoco che conduceva alla piattaforma di cemento armato del tetto adiacente. Sotto di loro, la metropoli formicolava di vita e di caos mediatico, ignara del dramma che si stava consumando a settanta metri d'altezza.
Pochi metri più avanti, fermo sulla piazzola di sosta con i rotori che già fischiavano fendendo l'aria gelida, un elicottero nero e lucido stava scaldando i motori. Accanto allo sportello aperto della cabina, un uomo corpulento in abito scuro teneva in braccio una piccola sagoma avvolta in una coperta di lana rosa.
Era la bambina.
Al grido disperato di Giulia, l'uomo si voltò di scatto. Il suo volto duro e squadrato si deformò in un ghigno sprezzante mentre estraeva dalla giacca una pistola con silenziatore, puntandola direttamente nella loro direzione.
«Fermatevi dove siete o la bambina farà un volo di settanta metri!» urlò l'uomo sovrastando il rombo assordante delle eliche.
Edoardo si fermò istantaneamente, bloccando Giulia con un braccio per impedirle di correre incontro alla morte. Il suo respiro era affannoso, il cuore batteva all'impazzata, ma i suoi occhi erano fissi sull'arma puntata contro sua figlia.
«Lasciala andare!» gridò Edoardo con una voce che sembrava raschiare il fondo dell'anima. «Prendi me! Prendi tutto quello che ho, ma non torcere un solo capello a quella bambina!»
L'uomo rise freddamente, facendo un passo indietro verso la portiera dell'elicottero. «La contessa ha dato ordini precisi: nessuno di voi lascerà questo tetto con vita e dignità. Sali a bordo o la bambina cade adesso!»
La situazione era disperata. Non c'arano ripari sul tetto spoglio, e la distanza dall'uomo armato era di almeno quindici metri. Un movimento falso avrebbe significato la fine di tutto.
Ma mentre l'uomo distoglieva lo sguardo per un solo istante, controllando il pilota all'interno della cabina, un'ombra rapida sbucò dall'uscita di sicurezza alle sue spalle. Era l'avvocato Lorenzo Moretti, che con un coraggio insospettabile per la sua età aveva percorso il perimetro nascosto dietro i condotti dell'aria condizionata.
Con un balzo felino, l'avvocato si avventò contro la guardia giurata, colpendola alle spalle con un estintore trovato lungo il corridoio. L'uomo perse l'equilibrio, lasciando cadere l'arma sul cemento e barcollando pericolosamente verso il bordo della piattaforma.
«Prendi la bambina!» urlò Lorenzo, lottando corpo a corpo con il sequestratore.
Edoardo non se lo fece ripetere due volte. Scattò in avanti come una furia cieca, coprendo la distanza in un lampo e strappando la bambina dalle braccia dell'uomo tramortito. Giulia corse subito dietro di loro, inginocchiandosi sul cemento freddo per stringere finalmente sua figlia tra le braccia, coprendola di baci e lacrime di pura gioia.
Ma il pilota dell'elicottero, vedendo fallire il piano, azionò la massima potenza dei rotori per decollare d'urgenza. Il forte spostamento d'aria creò un vortice improvviso che fece barcollare pericolosamente l'avvocato Moretti e il suo aggressore proprio sul ciglio del cornicione aperto nel vuoto.






