Il rumore delle onde del mare Adriatico che si infrangevano contro la costa rocciosa di Cesenatico, in un pomeriggio di settembre, portava sempre con sé il sapore salmastro del mare e i sospiri malinconici dei ricordi.
News Story

Il rumore delle onde del mare Adriatico che si infrangevano contro la costa rocciosa di Cesenatico, in un pomeriggio di settembre, portava sempre con sé il sapore salmastro del mare e i sospiri malinconici dei ricordi.

0 visualizzazioni

PARTE 3 — L'Ombra del Passato che Ritorna

Il respiro di Giulia si bloccò nei polmoni mentre la serratura della porta d'ingresso compiva quel giro lento e meccanico. Il rumore metallico sembrò rimbombare come un tuono all'interno del piccolo e modesto appartamento di Trento. Chi poteva avere una copia delle chiavi? Lei non aveva mai dato accesso a nessuno, eccezion fatta per la padrona di casa anziana che però solleva sempre il catenaccio solo il primo del mese per l'affitto, e comunque mai a quell'ora del pomeriggio.

L'avvocato Lorenzo Moretti si mosse con un'agilità inaspettata per la sua età. Raccolse in fretta le lettere sparse sul tavolo, le rimise nella valigia di pelle e scattò le chiusure con un tonfo secco. Il suo volto era sbiancato, privo di ogni traccia del colore precedente. Sapeva perfettamente chi poteva essere. Sapeva che la sua fuga clandestina da Milano non era passata inosservata agli occhi della direzione centrale dell'azienda di famiglia.

«Nasconda la bambina in camera da letto, presto!» sussurrò l'avvocato con voce roca, afferrando Giulia per un braccio con una stretta ferma ma protettiva.

Prima che Giulia potesse ribattere o muovere un solo passo, la porta si spalancò di colpo con un tonfo violento contro il muro. Il vento freddo delle montagne penetrò all'interno del corridoio, portando con sé l'odore inconfondibile di un profumo costoso, un mix pungente di ambra e agrumi che Giulia non avrebbe mai dimenticato finché fosse vissuta.

Sulla soglia, illuminata dalla luce fioca del crepuscolo alpino, apparve una figura alta ed elegante. Non era una persona qualsiasi. Era la contessa Elena Rossi, la madre di Edoardo.

La donna avanzò nel piccolo soggiorno con la stessa sicurezza sprezzante con cui avrebbe calpestato il tappeto di un hotel di lusso. Indossava un cappotto di visone nero lungo fino alle caviglie, guanti di pelle sottile e un cappello a tesa larga che ombreggiava parzialmente il suo viso affilato, ma non riusciva a nascondere l'espressione di glaciale superiorità che curvava le sue labbra sottili.

I suoi occhi gelidi saettarono rapidamente da Giulia all'avvocato Moretti, soffermandosi per un lungo, inquietante istante sulla valigia di pelle ancora poggiata sul tavolo di legno.

«Lorenzo» esordì la donna con una voce calma ma tagliente come una lama di rasoio. «Sapevo di dover dubitare della tua proverbiale lealtà aziendale, ma arrivare a tradire la famiglia che ti ha nutrito e protetto per trent'anni... questo supera ogni limite della decenza.»

L'avvocato fece un passo avanti, mettendosi protettivamente davanti a Giulia, che teneva ancora stretta a sé la bambina tremante. «Elena, basta. Questa follia è durata fin troppo tempo. Avete rovinato la vita a due giovani innocenti, avete calpestato la verità e avete distrutto la felicità di tuo figlio. Io non coprirò più i vostri crimini morali.»

La contessa Rossi emise una risata breve, secca e priva di qualsiasi calore umano. Sguardo fisso su Moretti, la donna estrasse lentamente una sigaretta sottile da un astuccio d'argento, senza però accenderla.

«Crimini morali?» ripeté con un sorriso sarcastico. «Tu chiami crimine morale la protezione di un impero industriale che dà lavoro a cinquemila persone? Edoardo è nato per guidare il nostro gruppo, non per fare il casalingo con una raccoglitrice di pesce di provincia. Quella bambina...» La donna indicò con un cenno del mento la piccola nascosta dietro la gonna di Giulia «...non è altro che un errore di gioventù destinato a essere cancellato dalla storia dei Rossi.»

Le parole della contessa furono come una scintilla che fece esplodere tutta la rabbia repressa nel cuore di Giulia. La paura svanì, dissolvendosi in un fuoco ardente di orgoglio e protezione materna. Giulia spinse via l'avvocato con delicatezza, facendosi avanti per fronteggiare direttamente la donna che aveva cercato di distruggerle l'esistenza.

«Non si azzardi mai più a definire mia figlia un errore!» La voce di Giulia tuonò tra le pareti della stanza, ferma e carica di una dignità immensa. «Voi pensate di poter comprare tutto con i vostri soldi, di poter calpestare le persone come se fossero insetti, di poter riscrivere le vite altrui a vostro piacimento. Ma vi sbagliate. Io non ho paura di voi. E soprattutto, Edoardo saprà ogni singola parola della verità!»

La contessa Rossi restò immobile per un secondo, sorpresa da quella reazione così fiera da parte di una ragazza che quattro anni prima aveva visto piangere in una fabbrica sporca di sale. Poi, i suoi occhi si strinsero in due fessure pericolose.

«Edoardo non saprà mai nulla, cara mia» sussurrò la contessa con un ghigno glaciale, mentre estraeva dalla tasca del cappotto il suo telefono cellulare, digitando rapidamente un numero. «Perché in questo preciso istante, il mio jet privato sta atterrando all'aeroporto di Bolzano per riportare mio figlio a Ginevra, lontano da questo squallido rifugio di montagna. E tu... tu non lo vedrai mai più.»