PARTE 5 — Il Ritorno a Milano e il Piano Clandestino
L'alba sulla metropoli lombarda non portava promesse di luce, ma solo una nebbia densa e plumbea che avvolgeva i grattacieli di vetro e acciaio del centro finanziario. Erano le sei del mattino quando la berlina scura dell'avvocato Moretti varcò silenziosamente i confini della tangenziale milanese, dirigendosi verso il quartiere residenziale e commerciale dove sorgeva la torre principale della holding della famiglia Rossi.
Nel sedile posteriore, Giulia teneva gli occhi fissi fuori dal finestrino. Gli anni trascorsi nella quiete severa di Trento sembravano svaniti in un lampo, sostituiti dal ritmo frenetico e spietato di una città che non perdonava i deboli. Aveva trascorso la notte insonne in un piccolo motel di periferia, esaminando una per una le lettere di Edoardo. Oltre alle parole d'amore e alla disperazione per la sua scomparsa improvvisa, in alcune missive più recenti datate l'anno precedente, l'uomo accennava a dubbi profondi sulla gestione dell'azienda da parte della madre e a un imminente piano per cedere le sue quote e tagliare i ponti con la famiglia.
«Signora Giulia, siamo arrivati» annunciò l'avvocato Moretti con voce tesa, spegnendo il motore dell'auto in un parcheggio sotterraneo semideserto riservato ai dirigenti di alto livello. «Questo badge magnetico appartiene al mio profilo personale. Le permetterà di accedere direttamente all'ascensore di servizio che conduce al settantesimo piano, dove si trova la sala del consiglio di amministrazione.»
Giulia si sistemò il cappotto scuro, respirando a fondo per placare il tumulto che le agitava lo stomaco. Aveva affidato la bambina a una fidata collaboratrice di Trento, una donna anziana che l'aveva aiutata nei momenti più difficili e che aveva accettato di raggiungerla temporaneamente a Milano per custodire la piccola in un luogo sicuro. Ora era sola ad affrontare la battaglia della sua vita.
«E lei, avvocato? Non viene con me?» chiese Giulia vedendolo esitare al posto di guida.
Lorenzo abbassò lo sguardo sul volante, stringendolo con nocche bianche. «Se saliamo insieme, la sicurezza bloccherà entrambi prima ancora di uscire dall'ascensore. Il mio compito sarà un altro: attenderò l'arrivo dei rappresentanti della Consob e della stampa finanziaria a cui ho inviato copia dei documenti scottanti questa notte stessa. Quando scoppierà il caso, dovranno ascoltarvi per forza.»
Giulia annuì con determinazione. Scese dalla vettura, afferrò la valigia di pelle contenente le prove inconfutabili e si diresse a passo deciso verso l'ingresso riservato.
Il tragitto in ascensore fu un viaggio verticale attraverso il cielo di Milano, un ascensore panoramico che mostrava la città che si svegliava sotto una cappa di smog e nuvole basse. Quando le porte si aprirono al settantesimo piano, Giulia si trovò immersa in un silenzio ovattato, fatto di moquette pregiate, pareti in legno di teak e lampadari di cristallo.
Il corridoio conduceva direttamente alle grandi vetrate della sala riunioni principale. Attraverso il vetro sabbiato, si potevano già scorgere le sagome scure dei membri del consiglio seduti attorno al massiccio tavolo ovale in marmo nero. Tra di essi, inconfondibile per la sua postura eretta e le spalle larghe, c'era Edoardo.
Il cuore di Giulia perse un battito. Vederlo di nuovo, dopo quattro anni di silenzio e sofferenza, le tolse il respiro. Era cambiato: il suo viso appariva più maturo, segnato da un'ombra perenne di malinconia e stanchezza che nessun abito sartoriale di alta classe poteva nascondere.
Fece per avanzare verso la porta, ma due guardie giurate in abito scuro sbucarono all'improvviso da una nicchia laterale, sbarrandole la strada con fare minaccioso.
«Signora, non può proseguire. Questa è un'area riservata ai membri del consiglio e agli azionisti registrati. Preghiamo di allontanarsi immediatamente o saremo costretti a chiamare la sicurezza centrale.»
Giulia non si scompose. Posò la valigia di pelle sul pavimento e la aprì con un gesto secco, estraendo la spessa pila di lettere legate dal nastro blu e il documento originale dell'assegno bianco non compilato.
«Dite a Edoardo Rossi che c'è una persona fuori che vuole restituirgli qualcosa che gli appartiene da quattro anni» disse Giulia con voce ferma e cristallina, capace di sovrastare il rumore ambientale del piano. «E se provate a toccarmi, sarà l'ultimo errore che farete nella vostra carriera.»
Le guardie esitarono per un istante, sorprese dalla fredda autorità di quella giovane donna. Ma prima che potessero reagire, la porta della sala riunioni si aprì lentamente dall'interno, rivelando la figura imponente di Edoardo, che si era voltato a guardare verso il corridoio dopo aver sentito quella voce che non aveva mai smesso di tormentare i suoi sogni.






