PARTE 8 — Il Crollo dell'Impero e la Scelta
Il caos esplose all'interno della sala del consiglio come una bomba a frammentazione. Le voci degli azionisti si sovrapponevano in un coro confuso di indignazione, paura e richieste di dimissioni immediate per la contessa Elena Rossi. Alcuni membri anziani stavano già raccogliendo le proprie cartelline e i tablet, fuggendo dalla stanza per evitare di essere associati allo scandalo finanziario e morale che in quel preciso istante stava facendo il giro di tutte le testate giornalistiche nazionali.
La contessa rimase seduta al suo posto, immobile come una statua di marmo scolpita dal gelo. La sua borsa di coccodrillo stringeva ancora le mani inguantate, ma le dita tremavano leggermente. Aveva perso. Il suo regno di ferro, fondato su menzogne, ricatti e calcoli spietati, era crollato in meno di un'ora sotto il peso della verità.
Edoardo non le rivolse più nemmeno uno sguardo. Si era avvicinato a Giulia, che osservava la scena con un misto di stupore e sollievo. Le tese una mano, calda e forte, e Giulia la strinse istantaneamente, ritrovando in quel contatto tutto il calore che le era mancato in quegli anni difficili.
«Andiamo via di qui, Giulia» le sussurrò Edoardo all'orecchio, mentre il frastuono intorno a loro continuava ad aumentare. «Abbiamo chiuso i conti con questo passato di cenere. Ora possiamo cominciare a scrivere la nostra vera storia.»
Giulia annuì, sentendo un peso enorme staccarsi finalmente dal suo petto. Prima di uscire, lanciò un ultimo sguardo all'avvocato Moretti, che accennò un sorriso stanco ma sincero, sollevato dal peso della coscienza liberata. Insieme, Edoardo e Giulia si diressero verso l'ascensore privato, lasciandosi alle spalle le macerie di un impero che aveva cercato di soffocare il loro amore.
Ma mentre la cabina scendeva rapidamente verso il piano terra, una notifica luminosa sul telefono di Edoardo interruppe quel momento di pace ritrovata. Sul display apparve il nome di un numero sconosciuto, associato a un messaggio di testo urgente inviato da Trento.
Edoardo lesse le prime righe, e il colore svanì improvvisamente dal suo viso. Si bloccò, stringendo il telefono con tanta forza che le nocche gli diventarono bianche.
«Che c'è, Edoardo?» chiese Giulia, avvertendo un improvviso brivido di gelo lungo la schiena. «È successo qualcosa alla bambina?»
Edoardo la guardò con gli occhi sbarrati dal terrore, incapace di pronunciare parola per alcuni secondi. Poi, con un filo di voce tremante, rispose: «La nostra bambina... non è nell'hotel a Trento. La donna che doveva custodirla ci ha appena inviato una foto... qualcuno l'ha portata via.»






