Il sabato successivo, la tenuta era avvolta da un dolce sole invernale. Invece della biblioteca, Dante aveva fatto aprire il grande salone, la stanza in cui un tempo si trovava il pianoforte prima che suo padre lo trascinasse fuori. Ora c'era uno splendido pianoforte a coda restaurato che Luca aveva fatto trasferire a tempo di record da uno dei migliori negozi di musica della città.
Sophie entrò nel salone e rimase a bocca aperta per lo stupore. La stanza era enorme, con soffitti alti, lampadari di cristallo e, nel mezzo, quello strumento nero e lucente. Fece quasi cadere il suo microfono giocattolo per la sorpresa.
"Zio Dante, questo è un pianoforte giocattolo?" chiese eccitata.
Dante sorrise, le si avvicinò e la sollevò per un momento. "No, signorina Sophie. Questo è un vero pianoforte. E penso che sia ora che questa casa impari di nuovo come suona."
Anna guardava da lontano, con una tazza di tè in mano. Vide come Dante, l'uomo temuto da molti come un criminale spietato, posò la bambina sullo sgabello davanti al pianoforte con una tenerezza senza precedenti.
Sophie mise da parte il suo ukulele rosa - per la prima volta il suo strumento non sembrava abbastanza buono per l'occasione - e appoggiò le sue piccole dita sui tasti. Non suonò un pezzo complicato, solo una semplice melodia che si era inventata, ma i suoni riempirono lo spazio con un calore che non si sentiva da trent'anni.
Dante le si mise dietro. Appoggiò la mano sul bordo del pianoforte e chiuse gli occhi. Mentre Sophie cantava del sole e della primavera, per la prima volta in tutti quegli anni non sentì più il silenzio della perdita, ma la promessa di un nuovo inizio.
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