Nel giro di venti minuti, le gomme di un SUV nero stridettero attraverso la stradina di South Boston. Luca ed Enzo furono i primi a saltare fuori dal veicolo, seguiti dallo stesso Dante, il cui viso era teso dalla pura rabbia.
I due uomini che stavano armeggiando vicino alla porta di Anna si rivelarono essere scagnozzi di una fazione rivale guidata da Salvatore Russo, un vecchio nemico della famiglia Moretti che aveva sperato che Dante fosse vulnerabile a causa della sua nuova gentilezza. Volevano usare Anna e Sophie come leva per costringere a cedere i contratti portuali.
Ma avevano sottovalutato la velocità di Dante Moretti.
Prima che gli intrusi capissero cosa stesse succedendo, furono sbattuti da Luca ed Enzo contro il muro del vano scala e disarmati. Dante camminò dritto verso la porta e bussò con le nocche sul legno.
"Anna, sono io. Apri la porta."
La serratura scattò e Anna apparve sulla soglia, pallida ma illesa. Dietro di lei uscì Sophie dall'armadio della camera da letto, con gli occhi sgranati e l'ukulele ancora in mano.
"Zio Dante! Sei in visita?" chiese la bambina come se fosse la cosa più normale del mondo che un capo della mafia con un esercito privato facesse irruzione nel suo appartamento.
Dante si inginocchiò per un momento per mettersi alla sua altezza. "Sì, signorina Sophie. E penso che sia ora che veniate con me alla tenuta. Lì è molto più sicuro."
Anna voleva protestare, ma quando vide la determinazione negli occhi di Dante, capì che non c'era spazio per la discussione. Salvatore Russo si era spinto troppo oltre. Aveva minacciato lei e sua figlia, e nel mondo di Dante Moretti questo significava una sola cosa: la guerra era ufficialmente dichiarata.
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