Quel sabato, Sophie arrivò con il suo ukulele e il suo solito sorriso. Sfilò dritta verso la biblioteca, dove Dante la stava già aspettando. Ma questa volta Anna non rimase ad aspettare in cucina; aveva rintracciato Luca e lo aveva convinto a parlare con Dante prima dell'inizio della lezione.
Dante si accorse subito che c'era qualcosa di diverso. Anna era sulla soglia con una cartella stampata in mano e il suo viso era serio. Luca si trovava a pochi passi dietro di lei con uno sguardo teso negli occhi.
"Signora Rossi, che significa questo?" chiese Dante alzandosi dalla sedia. Sophie guardò dall'uno all'altra con grandi occhi incompresi.
"Zio Dante, oggi non cantiamo?" chiese la bambina delusa.
Dante si inginocchiò per un momento accanto a Sophie. "Certamente sì, tesoro. Suona una canzoncina per Luca sul tappeto, poi vengo subito da te." Sophie si illuminò immediatamente e ricominciò a pizzicare il suo strumento.
Dante si diresse verso la porta e la socchiuse in modo che Sophie non potesse sentire tutto, ma abbastanza vicino da poterla tenere d'occhio. Guardò Anna. "Dimmi pure."
Anna gli porse i documenti. "Sono stata in quella stanza nascosta, Dante. E poi ho iniziato a scavare nei vecchi archivi della tua famiglia. Tuo padre non ti ha mai detto tutta la verità sulla partenza di tua madre."
Dante sfogliò i documenti. I suoi occhi scivolarono sui rapporti di polizia, sugli estratti conto bancari e sulle dichiarazioni scritte a mano dell'anno del suo ottavo compleanno. Ogni riga sembrava una pugnalata al petto. Il nome di Tomas, la coercizione, le minacce, il fatto che sua madre non avesse mai voluto andarsene.
"Dove hai preso questo?" chiese con voce roca.
"Era lì tutto il tempo," disse dolcemente Anna. "Dovevi solo avere il coraggio di guardare oltre le mura che tuo padre aveva costruito intorno a te."
---






