La rivelazione colpì come una bomba all'interno della tenuta Moretti. Dante si ritirò nel suo studio per due giorni. Nessuno poteva entrare, persino Luca fu mandato via. Il capo della mafia, abituato a risolvere i problemi con la violenza e la decisa impotenza, si trovava ora faccia a faccia con un fantasma del passato che aveva ignorato per decenni.
I documenti dimostravano che sua madre, Isabella, non era fuggita lontano, ma che subito dopo la sua partenza aveva cercato segretamente di mettersi in contatto con suo figlio. All'epoca quelle lettere erano state intercettate da Vittorio Moretti e distrutte immediatamente. Aveva vissuto fino alla sua morte in un piccolo villaggio appena fuori Milano, sperando sempre che un giorno suo figlio avrebbe scoperto la verità.
Dante si rese conto di aver copiato suo padre per tutta la vita. Aveva costruito le stesse mura, emesso la stessa freddezza e si era privato di ogni forma di affetto per paura di essere ferito. E tutto questo basato su una menzogna che suo padre aveva tenuto in vita per orgoglio.
Il terzo giorno fece chiamare Luca. Il fedele braccio destro guardò con preoccupazione il volto stanco del suo capo. Le occhiaie scure sotto gli occhi di Dante dimostravano che non aveva dormito.
"Luca," disse Dante con voce piatta e controllata. "Voglio che tu metta insieme tutti i fascicoli di quel periodo. Voglio sapere dove è sepolta mia madre, e voglio che il suo nome sia completamente ripulito all'interno della nostra organizzazione."
Luca annuì lentamente, mostrando profondo rispetto per la decisione del suo leader. "Sarà fatto, capo. Manderò subito una persona fidata in Italia."
Quando Luca volle lasciare la stanza, Dante lo fermò un attimo. "E Luca? Assicurati che Anna e Sophie tornino il prossimo sabato. Non sono ancora pronto ad ascoltare quella canzone del pesce rosso, ma penso di averne bisogno."
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