"Marta! Marta, guardami!" gridai, vedendola crollare debolmente tra le mie braccia mentre le gambe le cedevano di colpo. La presi prontamente in braccio prima che toccasse il suolo freddo e umido del vecchio magazzino. Era incredibilmente leggera, consumata dalla malattia e dalla denutrizione di quei giorni passati a nascondersi come un animale ferito. Con il cuore in gola e l'adrenalina che mi dava una forza insperata per la mia età, la portai di corsa fino alla macchina, cercando di muovermi il più in fretta possibile. Aprii lo sportello posteriore e la adagiai delicatamente sul sedile, mettendole sotto la testa il mio cappotto ripiegato come un cuscino. Corsi al posto di guida, girai la chiave nel quadro e il motore partì con un ruggito. Sapevo che non c'era un solo istante da perdere: ogni secondo poteva fare la differenza tra la vita e la morte. Finsi di non sentire il dolore al petto che cominciava a farsi intenso, guidando a folle velocità lungo le strade semideserte della periferia di Trieste, dirigendomi direttamente verso il grande ospedale cittadino. Durante il tragitto, ripresi il telefono con una mano e composi il numero del mio vecchio amico Marco, che per fortuna rispose al primo squillo. "Marco! Sono Aldo! Ho trovato Marta, ma sta molto male, è quasi incosciente! Stiamo arrivando al pronto soccorso, preparate tutto il necessario!" sentii la voce ferma e professionale di Marco dall'altra parte del filo rispondere senza esitazione: "Ho capito, Aldo! Ti aspetto all'ingresso d'emergenza con l'équipe medica. Non preoccuparti, adesso siamo qui noi, faremo tutto il possibile per salvarla." Quando arrivai davanti alle porte automatiche del pronto soccorso, i medici e gli infermieri stavano già correndo verso la mia macchina con una barella mobile. Sollevai Marta con infinita delicatezza, affidandola tra le braccia esperte del personale sanitario che la caricò immediatamente, scomparendo dietro le porte scorrevoli a vetri luminosi, lasciandomi solo nel corridoio freddo e silenzioso, con il cuore che batteva all'impazzata e una preghiera silenziosa sulle labbra.

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