La figura nel cappotto scuro sussultò violentemente al suono della mia voce, voltandosi di scatto. La torcia illuminò il viso smunto di mia figlia: gli occhi grandi e cerchiati di nero, le labbra screpolate, le guance scavate da una magrezza innaturale che mi spezzò il cuore in mille pezzi. Non sembrava più la giovane brillante e radiosa che avevo salutato alla stazione anni prima, ma una donna fragile, consumata da una battaglia invisibile e implacabile. "Papà...?" sussurrò Marta con un filo di voce, quasi incredula, indietreggiando di un passo come se temesse il mio giudizio o la mia rabbia. Invece, senza dire una sola parola, feci quel passo che ci separava e la strinsi forte tra le braccia, stringendola a me con tutta la forza che mi era rimasta, come se volessi proteggerla da ogni male del mondo. "Sciocca... mia dolce sciocca," riuscii a dire tra i singhiozzi, mentre le lacrime calde bagnavano la stoffa del suo cappotto. "Perché non mi hai detto nulla? Pensi davvero che avrei potuto lasciarti sola ad affrontare tutto questo?" Marta tremava tra le mie braccia, inizialmente rigida, poi lentamente cedette, lasciandosi andare a un pianto disperato e liberatorio che teneva strozzato in gola da mesi. Le sue mani sottili e fredde si strinsero intorno alla mia schiena, aggrappandosi a me come l'unico appiglio in mezzo a una tempesta devastante. "Non volevo farti soffrire, papà," singhiozzava, con la voce rotta dalla stanchezza. "Ho avuto così tanta paura... Quando ho scoperto di avere la stessa malattia della mamma, il mio mondo è crollato. Non volevo che tu mi vedessi spegnere giorno dopo giorno, non volevo essere un peso per i tuoi ultimi anni." "Tu non sei mai stata un peso, Marta," le dissi con voce ferma, guardandola dritta negli occhi, asciugandole le lacrime con i pollici callosi. "Sei mia figlia. La mia unica ragione di vita. Qualsiasi cosa accada, la affronteremo insieme, un giorno alla volta, esattamente come abbiamo sempre fatto." Ma mentre le parole di conforto uscivano dalle mie labbra, notai che il suo respiro si faceva sempre più corto e affannoso, e le sue palpebre cominciavano a calare pesantemente, segno che le forze la stavano abbandonando del tutto.

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