IL VETRO DELL'INGANNO
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IL VETRO DELL'INGANNO

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La figura imponente di mio fratello bloccava completamente l'unica via d'uscita dalla stanza 412. Il suo volto era sfigurato da una smorfia di odio puro, accentuata dai tagli e dalle ecchimosi riportati nell'incidente stradale della notte precedente. L'uomo alto in abito scuro al suo fianco infilò con disinvoltura una mano all'interno della giacca, lasciando intravedere l'impugnatura d'acciaio di una pistola automatica dotata di silenziatore.

"Fuori da questa stanza! Siete pazzi, siamo in terapia intensiva!" urlai posizionandomi istintivamente davanti al letto di mio padre per fargli da scudo con il mio stesso corpo.

"Stai zitta!" ruggì Tommaso a bassa voce, facendo cenno alla guardia giurata di chiudere la porta e tirare la tenda della porta finestrata che dava sul corridoio centrale. "Non hai ancora capito come stanno le cose, vero? Tu sei un'intrusa che si è introdotta illegalmente in una struttura sanitaria violando un divieto formale. Se ti succede un 'incidente' qui dentro o se sparisci nel nulla, nessuno farà troppe domande."

"Ho consegnato tutte le prove della tua frode e dei tuoi avvelenamenti alla polizia e alla Procura della Repubblica prima di venire qui!" mentii con spudoratezza, cercando di guadagnare tempo e far balenare il dubbio nella sua mente contorta. "Se mi tocchi, sarai incriminato per omicidio premeditato entro un'ora!"

Tommaso scoppiò in una risata fredda ed isterica che mi fece accapponare la pelle. "Pensi che sia stupido, Elena? L'avvocato Serra mi ha detto tutto prima che lo sistemassi a dovere. Non sei andata da nessuna polizia. Sei venuta direttamente qui perché sei debole ed emotiva, proprio come nostra madre!"

Fece un cenno della testa verso l'uomo armato. "Finiscila subito. Fai sembrare che sia stata un'aggressione finita male durante un tentativo di rapina all'interno dell'ospedale. Poi procediamo con il trasferimento di mio padre come da programma."

L'uomo in abito scuro annuì con fredda professionalità ed estrasse la pistola con il silenziatore montato, puntandola direttamente al mio petto. Il cuore mi si bloccò nel petto. Non c'era più spazio per le parole o per le trattative: era la fine.

Chiusi gli occhi per un secondo, attendendo il colpo mortale.

All'improvviso, un suono acuto e assordante risuonò all'interno della stanza, accompagnato dal lampeggiare rosso dei sistemi d'emergenza antincendio. Gli irrigatori d'acqua posizionati sul soffitto si attivarono simultaneamente, inondando l'ambiente con una pioggia torrenziale e gelida di acqua ad alta pressione!

L'uomo armato venne sorpreso dall'improvviso getto d'acqua che gli colpì il viso e gli occhi, facendogli perdere momentaneamente l'equilibrio e l'inquadratura del bersaglio.

Senza esitare un solo istante, afferrai il pesante carrello di metallo contenente i flaconi dei farmaci e lo spinsi con tutta la forza che avevo in corpo contro le gambe dell'aggressore. Il carrello impattò con violenza contro i suoi stinchi, facendolo rovinare pesantemente a terra e facendo volare la pistola sul pavimento bagnato!

"Prendi la pistola!" urlò Tommaso cercando di scagliarsi contro di me con il suo solo braccio sano.

Mi piegai a terra ignorando il dolore indicibile alla gamba operata e recuperai l'arma prima che la guardia giurata potesse raggiungerla. Mi rialzai di scatto puntando l'arma tremante contro mio fratello e i suoi complici.

"Indietro! Tutti indietro o sparo!" gridai con la voce carica di adrenalina e terrore.

In quello stesso istante, la porta della stanza 412 venne abbattuta con un calcio violento dall'esterno. Un gruppo di uomini armati in divisa scura con la scritta "CARABINIERI" e l'infermiera Elena fecero irruzione nella stanza con le armi spianate!

"Mani in alto! Polizia! Non vi muovete!" urlò il capitano dell'arma guidando la squadra d'assalto.

La trappola orchestrata da mio fratello si era definitivamente chiusa, ma non contro di me.