Alle nove in punto del mattino, il sole filtrava attraverso le ampie finestre dello studio legale Moretti, illuminando i volti tesi dei presenti. Oltre a me, Beatrice e l'avvocato, c'era anche il commissario Bruno Marini, miracolosamente uscito indenne dall'agguato nei sotterranei grazie all'intervento di una pattuglia di polizia che aveva allertato in anticipo.
Sul tavolo di mogano erano disposti il quaderno di Marco, le copie autenticate dei documenti finanziari e una serie di registrazioni audio che Bruno era riuscito a recuperare dai server del contabile Valli, il quale, fortunatamente rintracciato dalla polizia in un rifugio di campagna, aveva deciso di collaborare pienamente con la giustizia in cambio della protezione testimoni.
«Con questo materiale in mano, la Procura della Repubblica ha già emesso un mandato di comparizione urgente e un ordine di perquisizione esteso a tutti i beni immobili intestati a Eleonora Rinaldi», annunciò Moretti con tono solenne, sistemandosi gli occhiali sul naso. «Inoltre, le accuse nei confronti di sua madre non riguarderanno più soltanto la frode fiscale e la falsificazione di documenti, ma si estenderanno all'ipotesi di omicidio preterintenzionale e associazione a delinquere.»
Sentii un peso immenso sollevarsi dal mio petto, ma la tensione rimase alta. Sapevamo che Eleonora non si sarebbe arresa senza combattere e che avrebbe cercato di fuggire all'estero prima che la polizia potesse stringere il cerchio intorno alla villa.
«Dobbiamo agire adesso, prima che riceva la notifica ufficiale», proposi con decisione, guardando Bruno e l'avvocato negli occhi. «Se andiamo alla villa adesso, la coglieremo di sorpresa prima che possa distruggere le ultime prove rimaste o tentare la fuga verso la frontiera.»
Bruno annuì lentamente, estraendo la pistola d'ordinanza per un rapido controllo di sicurezza. «Organizzo una squadra di supporto della mobile. Andiamo.»






