Il lunedì successivo all'irruzione nella villa, l'atmosfera nel mio piccolo ma accogliente appartamento in centro era insolitamente carica di tensione. Seduta al tavolo della cucina, illuminata dalla luce fioca di una lampada da lettura, esaminavo i documenti che l'avvocato Moretti mi aveva consegnato il giorno prima. Non si trattava soltanto del titolo di proprietà della casa; tra le pagine rilegate si nascondevano estratti conto bancari, cambiali insolute e lettere confidenziali indirizzate a Marco che non avevo mai visto prima.
Mio marito era stato un uomo complesso, intrappolato tra l'amore sincero che diceva di provare per me e il ricatto psicologico incessante di una madre dispotica e di una famiglia abituata a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Scoprii, leggendo quelle righe scritte con una grafia stanca e tremolante, che i debiti che avevo esteso anni prima non erano stati che la punta di un iceberg finanziario. Eleonora e i suoi soci avevano continuato a contrarre prestiti sconsiderati con finanziarie private e istituti di credito minori, usando la villa come collaterale nascosto e falsificando persino alcune firme per eludere i controlli legali.
Se la giustizia civile mi aveva restituito la casa, la giustizia penale avrebbe presto fatto luce su una rete di raggiri che coinvolgeva direttamente mia suocera e il suo cerchio di affari. E fu proprio mentre analizzavo una fattura sospetta datata poche settimane prima della morte di Marco che il mio telefono cellulare vibrò sul tavolo.
Era un numero sconosciuto. Esitai per qualche secondo, poi accettai la chiamata, portando l'apparecchio all'orecchio.
«Signora Moretti? Mi chiamo Giorgio Valli. Sono stato il contabile di famiglia dei Rinaldi per oltre vent'anni», esordì una voce maschile, roca e visibilmente spaventata. «So cosa sta succedendo alla villa. So che avete in mano i titoli di proprietà. Ma c'è qualcosa di molto più grave che dovete sapere, qualcosa che riguarda direttamente la morte di suo marito.»
Il sangue mi si gelò nelle vene. Il nome di Marco pronunciato con quella urgenza mi tolse il fiato per un istante. «Di cosa sta parlando, signor Valli? Marco è morto a causa di un arresto cardiaco improvviso, refertato dai medici dell'ospedale», risposi con un filo di voce, stringendo la tazza di tè ormai fredda.
«I referti ufficiali possono essere comprati o alterati, signora», replicò Valli con un sussurro, guardandosi evidentemente attorno come se temesse di essere ascoltato. «La notte in cui Marco ha avuto il malore, era venuto nel mio studio per firmare i documenti definitivi per tagliare fuori sua madre da ogni gestione patrimoniale. C'erano tensioni fortissime, urla che si sentivano fin Giù nel corridoio. E la mattina dopo... beh, sappiamo tutti com'è andata. Se vuole sapere la verità sulla fine di suo marito, ci vediamo stasera alle dieci al molo vecchio del porto mercantile. Venga da sola.»
La linea cadde bruscamente con un segnale di interfaccia interrotta. Fissai lo schermo nero del telefono per lunghi minuti, mentre mille pensieri vorticavano nella mia mente. Era una trappola tesa da Eleonora per screditarmi definitivamente, oppure l'ultima, disperata confessione di un uomo che sapeva troppo?
Decisi di correre il rischio. Avevo bisogno di risposte, e non avrei trovato pace finché non avessi scoperto se la morte di Marco fosse stata davvero un tragico destino o il risultato di una trama oscura ordita nell'ombra della ricchezza e dell'avidità.






