La sera prima che Beatrice ripartisse per completare i suoi studi, decidemmo di fare un'ultima passeggiata nei pressi del vecchio cimitero di San Michele, dove tutto era iniziato esattamente dodici anni dopo la costruzione di quel matrimonio e a pochissimo tempo dalla sepoltura di Marco.
Ci fermammo davanti alla lapide di marmo bianco. Sulla superficie liscia erano incisi il suo nome e le date che racchiudevano una vita complessa, fatta di ombre, ricatti ma anche di un amore sincero che aveva cercato disperatamente di trovare la luce.
Posai un piccolo mazzo di fiori freschi sul marmo freddo, accarezzando la pietra con la punta delle dita. «Riposa in pace, Marco», sussurrai a bassa voce, con un groppo alla gola che si sciolse subito in un sorriso sereno. «La verità è venuta a galla, e giustizia è stata fatta. Ora puoi riposare senza pesi sul cuore.»
Beatrice si strinse al mio fianco, annuendo in silenzio. Eravamo sopravvissute alla tempesta, alla cenere e alla menzogna. E mentre ci allontanavamo dai cancelli del cimitero sotto il cielo stellato della sera, compresi che la forza più grande non risiede nel vincere le battaglie con la forza, ma nel mantenere intatta la propria umanità quando tutto intorno sembra ridursi in polvere.






