La medicazione al pronto soccorso era stata rapida ma dolorosa; avevo raccontato ai medici di essere caduta accidentalmente mentre camminavo vicino al porto, evitando accuratamente di menzionare l'aggressione o l'uomo misterioso. Tuttavia, il giorno successivo, compresi che non potevo più affrontare quella battaglia da sola. Avevo bisogno di alleati competenti, di qualcuno che conoscesse le zone d'ombra della finanza e della giustizia cittadina meglio di chiunque altro.
Fu così che decisi di fare visita al commissario in pensione Bruno Marini, un vecchio amico di mio padre che aveva servito la sezione investigativa per oltre trent'anni prima di ritirarsi a vita privata. Lo trovai nel suo studio di casa, circondato da pile di vecchi fascicoli impolverati e dall'odore inconfondibile di sigari toscani.
Quando gli raccontai tutto dall'inizio — dalla cacciata sotto la pioggia alla scoperta della proprietà, fino all'inquietante telefonata del contabile Valli e all'aggressione sul molo — il volto rugoso di Bruno si indurì progressivamente, assumendo un'espressione di cupa determinazione.
«I Rinaldi non sono mai stati solo una famiglia di aristocratici decaduti, Clara», disse Marini, versando due bicchieri di sherry liquoroso e porgendomene uno. «Dietro quella facciata di rispettabilità c'è sempre stata un'associazione di interessi illeciti, riciclaggio di denaro e prestiti usurai gestiti attraverso società di comodo all'estero. Marco lo sapeva, e probabilmente era sul punto di denunciare tutto per salvarti la reputazione prima che... beh, prima che accadesse quello che sappiamo.»
«Pensi davvero che la morte di Marco non sia stata naturale?», chiesi con un filo di voce, sentendo un nodo serrarsi allo stomaco.
«Non posso dirlo con certezza senza un'autopsia approfondita, ma ti dico che i conti non tornano», rispose Bruno con tono grave, appoggiando i gomiti sulla scrivania. «Giorgio Valli è scomparso. Questa mattina ho provato a chiamarlo più volte nel suo studio, ma risulta irreperibile da ieri notte. Temo che quel pover'uomo abbia cercato di parlare con la persona sbagliata.»
La notizia della sparizione di Valli fu come un pugno nello stomaco. Il cerchio si stava stringendo, e il pericolo diventava ogni giorno più tangibile. Dovevamo agire prima che le prove chiave venissero distrutte o che qualcun altro pagasse con la vita la sete di verità.
Mentre discutevamo sulle prossime mosse da compiere, il campanello della porta d'ingresso suonò con insistenza. Ci scambiammo un'occhiata tesa. Bruno fece cenno di rimanere in silenzio, estraendo lentamente un vecchio revolver dalla fondina di cuoio custodita nel cassetto della scrivania.
Si diresse felpato verso l'ingresso, sbircolando attraverso lo spioncino della porta blindata. Il suo volto si sbiancò improvvisamente, mentre la tensione nella stanza raggiungeva il punto di ebollizione.






