Il Peso della Cenere e della Menzogna
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Il Peso della Cenere e della Menzogna

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«Ci hanno trovati!», esclamò Bruno con voce ferma, spegnendo immediatamente la lampada da tavolo e muovendosi con la rapidità di un veterano. «Beatrice, Clara, venite con me. C'è una scala di servizio sul retro che porta direttamente ai garage sotterranei.»

I colpi violenti contro la porta d'ingresso del condominio rimbombarono sordi, accompagnati da urla minacciose che intimavano di aprire immediatamente. Non c'era tempo da perdere. Stringendo il prezioso diario di Marco al petto, seguii Bruno lungo il corridoio buio, mentre Beatrice ci precedeva con il respiro corto e affannoso.

Raggiungemmo la porticina antincendio che conduceva alle scale di servizio. Bruno forzò la serratura arrugginita con un colpo secco della spalla, aprendo il varco verso la penombra delle scale di cemento grezzo. Scesimo i gradini a perdifiato, inciampando nell'oscurità, mentre sopra di noi i rumori dell'infrazione della porta d'ingresso confermavano che i nostri inseguitori erano entrati nell'appartamento.

Arrivati ai sotterranei, l'odore di gas di scarico e umidità ci accmpagnò tra le file di automobili parcheggiate. Bruno ci guidò verso l'uscita secondaria che sbucava in un vicolo cieco della zona commerciale, lontana dagli sguardi dei passanti.

«Prendete la mia utilitaria grigia laggiù», ordinò Bruno, consegnandomi le chiavi con decisione. «Io rimango qui a guadagnare tempo. Devono pensare che siamo ancora nell'edificio, altrimenti vi inseguiranno subito.»

«Non posso lasciarti qui, Bruno! È troppo pericoloso», protestai con forza, rifiutandomi di muovermi.

«Ascoltami, Clara!», mi interruppe lui con severità affettuosa, spingendomi verso la portiera dell'auto. «Il mio compito è proteggere la verità, e la verità è in quel quaderno che stringi tra le mani. Portalo dall'avvocato Moretti all'alba. Ora andate, prima che sia troppo tardi!»

Senza poter replicare, spinsi Beatrice all'interno dell'abitacolo e salii al posto di guida. Girai la chiave nel nottolino: il motore si accese con un ruggito rauco. Feci manovra rapidamente, sgommando fuori dal vicolo buio e scomparendo nel dedalo delle strade cittadine, mentre nello specchietto retrovisore vedevo la sagoma robusta di Bruno rientrare nell'ombra del garage per coprire la nostra fuga.

La notte era fredda e silenziosa, ma nel mio petto il fuoco della determinazione bruciava più forte che mai. Mancavano poche ore all'alba, e la resa dei conti finale stava per compiersi.