Il Telefono di Perugia
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Il Telefono di Perugia

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Parte 7: La Fuga dalla Tana del Lupo

La maniglia si abbassò con un clic sinistro. Con un movimento fulmineo, staccai il cavo USB un istante prima che la porta si spalancasse rivelando la sagoma minacciosa di Tommaso. La luce del corridoio illuminò il suo volto contratto dalla rabbia. Mi trovò seduta sul bordo del letto, con il computer chiuso frettolosamente e il telefono stretto in pugno dietro la schiena.

"Che cosa diavolo stai facendo a quest'ora?" tuonò Tommaso, avanzando di un passo con fare intimidatorio. Feci appello a tutto il mio autocontrollo, fingendo indifferenza mentre il sangue mi rimbombava nelle orecchie. "Non riesco a dormire," risposi con voce ferma, guardandolo dritto negli occhi. "E non firmerò alcun documento, Tommaso. So perfettamente quello che hai fatto." Il patrigno sgranò gli occhi, sorpreso da quella mia improvvisa audacia, poi il suo volto si distorse in un sorriso sprezzante.

Fece per allungare le mani per strapparmi di dosso la coperta, ma in quel preciso istante il mio telefono cellulare privato squillò fragorosamente, squarciando il silenzio della stanza. Era Marco, che mi avvisava di trovarsi esattamente sotto casa con la sua macchina pronta a partire. Approfittando dell'attimo di stupore di Tommaso, scattai in piedi, schivai il suo tentativo di afferrarmi per un braccio e mi precipitai verso la finestra della mia stanza, che dava sul giardino posteriore.

Sapevo che la siepe sottostante avrebbe attutito la caduta. Senza pensarci due volte, mi slanciai nel vuoto, atterrando malamente sull'erba bagnata ma riuscendo a rimettermi in piedi in un batter d'occhio. Corsbi verso il cancello laterale, dove la sagoma dell'auto di Marco mi attendeva con i fari spenti. Salii a bordo sbattendo lo portiera, mentre le urla furiose di Tommaso risonavano nella notte silenziosa di Perugia.