Parte 3: Il Contatto Clandestino
Uscire di casa senza destare l'attenzione di Tommaso richiese un'astuzia che non pensavo di possedere. Sotto il pretesto di dover comprare dei libri scolastici per la biblioteca comunale, mi diressi a passo svelto verso il centro storico di Perugia, avvolta nel mio pesante cappotto scuro. Il vento freddo sferzava i vicoli medievali, sollevando folate di nevischio che si posavano sui sampietrini bagnati.
Lo studio dell'avvocato Elena Moretti si trovava in un vecchio palazzo nobiliare vicino a Piazza IV Novembre. Quando varcai la soglia, l'odore di carta antica e cera per mobili mi accolse come un abbraccio protettivo. La segretaria mi fece attendere pochi istanti prima di introdurmi nell'ufficio privato. L'avvocato Moretti era una donna sulla cinquantina, con i capelli grigi raccolti in un severo chignon e occhi penetranti che ricordavano quelli di mio padre.
Appena chiusi la porta alle mie spalle, tirai fuori dalla tasca il telefono e lo posi sulla scrivania, raccontandole tutto d'un fiato degli ultimi avvenimenti, del video e delle pressioni di Tommaso. Elena ascoltò con attenzione granitica, senza interrompermi mai. Quando le mostrai la schermata sbloccata e le fecidi riprodurre il secondo file video contenuto nella memoria, il suo volto severo si indurì ulteriormente.
"Tuo padre era un uomo brillante, ma si era fidato delle persone sbagliate," disse l'avvocato con voce ferma, stringendo i pugni sulla scrivania. "Questo telefono contiene i registri contabili originali della sua azienda, quelli che provano la falsificazione delle firme e il trasferimento illecito dei beni. Tommaso sta cercando di impossessarsi della casa perché sa perfettamente che i documenti sono nascosti qui dentro." Ci accordammo su una strategia rischiosa ma necessaria: avremmo depositato una copia di sicurezza dei file presso un perito informatico di fiducia del tribunale, in modo da rendere inefficaci eventuali manovre legali di Tommaso.
Ma mentre parlavamo, un presentimento oscuro iniziò a farsi strada nella mia mente: qualcuno ci stava pedinando, e il tempo a nostra disposizione stava pericolosamente scadendo.






