Parte 11: La Confessione Involontaria
Tommaso perse il controllo per un istante, sbattendo un pugno pesante sul tavolo che fece sobbalzare le tazze. "Tuo padre era un debole! Si è rovinato da solo con le sue mani, e quella casa mi appartiene di diritto!" urlò, perdendo la lucidità e attirando gli sguardi preoccupati degli unici clienti presenti nel locale. Ma non sapeva che il mio telefono, nascosto abilmente nel taschino del cappotto con la registrazione audio attivata, stava catturando ogni singola parola pronunciata ad alta voce.
"Hai mentito su tutto, Tommaso," continuai io con voce ferma, guadagnando tempo mentre cercavo di intravedere i movimenti degli agenti fuori dalla vetrata. "E ho le prove registrate di tutto quello che hai fatto." Il patrigno sbiancà di colpo, realizzando improvvisamente la portata delle mie parole e il tranello in cui era caduto. Un lampo di pura furia omicida attraversò i suoi occhi.
Fece per scattare in piedi e mettermi le mani addosso, urlando minacce di morte, ma prima che potesse sfiorarmi, la porta del locale si spalancò di colpo. "Carabinieri! Fermi tutti!" tuonò una voce ferma e autoritaria. In un istante, tre agenti in borghese si precipitarono all'interno, bloccando Tommaso alle spalle e immobilizzandolo contro il tavolo prima che potesse abbozzare qualsiasi reazione o tentativo di fuga.






