Il Telefono di Perugia
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Il Telefono di Perugia

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Parte 6: La Notte dei Documenti

La tensione raggiunse il culmine quella stessa notte. Rientrata furtivamente in casa attraverso la porta sul retro, cercai di muovermi nel buio totale per non svegliare nessuno. La casa era immersa in un silenzio tombale, rotto soltanto dal ticchettio ossessivo dell'orologio a pendolo nel corridoio. Mentre mi dirigevo verso la mia stanza, sentii delle voci provenire dallo studio del patrigno.

La porta era socchiusa e una debole lama di luce filtrava sul pavimento di legno. Spiai attraverso la fessura: Tommaso stava urlando al telefono con qualcuno, visibilmente fuori di sé, accusando i suoi complici di non aver recuperato l'apparecchio elettronico. Sentii pronunciare la mia nome e la promessa che, se non avessi firmato entro l'indomani, mi avrebbe cacciata di casa senza un centesimo, accusandomi di furto.

Il mio cuore batteva all'impazzata. Sapevo di avere pochissimo tempo. Corsi nella mia camera, presi il telefono di mio padre e collegai un piccolo cavo di trasferimento dati a un vecchio computer portatile che tenevo nascosto sotto il materasso. Iniziai a scaricare l'intero database dei messaggi vocali e delle registrazioni nascoste, pregando che il download si completasse prima che qualcuno decidesse di venire a controllare.

La barra di avanzamento scorreva lentamente, troppo lentamente. Al novantacinque percento, un rumore sordo provenne dal corridoio: passi pesanti si avvicinavano alla mia porta. Trattenni il respiro, con la mano pronta a staccare il cavo d'emergenza, mentre la maniglia cominciava a muoversi lentamente.