Parte 5: Alleanze Inattese
Rifugiatami in una piccola caffetteria appartata lungo Corso Vannucci, ordinai una cioccolata calda per calmare i tremiti che mi scuotevano le mani. Avevo bisogno di un rifugio sicuro, un luogo in cui Tommaso non avrebbe mai osato cercarmi e dove potessi analizzare con calma il resto dei file multimediali presenti sul telefono. Fu in quel momento che ricevetti un messaggio sul mio vecchio smartphone personale: era un numero sconosciuto, ma il testo conteneva un indizio inequivocabile.
Il mittente si presentava come Marco, un vecchio collaboratore e amico di infanzia di mio padre, costretto a lavorare nell'ombra dopo il presunto fallimento dell'azienda. Mi dava appuntamento per quella stessa sera in una libreria antiquaria vicino all'Università per Stranieri, raccomandandomi di non dare nell'occhio. Non sapevo se potessi fidarmi, ma le opzioni rimaste erano ormai ridotte al lumicino.
All'orario stabilito, varcai la soglia della libreria polverosa, accolta dall'odore inconfondibile della carta stampata e della lavanda. Marco mi aspettava tra gli scaffali più nascosti: un uomo sulla quarantina con lo sguardo intelligente e un'aria stanca. Mi porse subito un caffè caldo e mi ascoltò mentre gli raccontavo dell'aggressione subita nel vicolo.
"Tommaso sta perdendo il controllo," mi disse Marco con gravità. "Temo che non si limiterà alle minacce legali. Ha scoperto che il telefono è in tuo possesso e farà di tutto per recuperarlo prima che la perizia informatica venga depositata ufficialmente." Marco mi rivelò inoltre un dettaglio agghiacciante: la morte di mio padre, archiviata frettolosamente come un malore improvviso, presentava zone d'ombra che nessuno aveva mai avuto il coraggio di investigare. Quel telefono non custodiva soltanto prove finanziarie, ma forse anche la verità sulla fine di mio padre.






